lunedì 17 giugno 2013

Manovra "del fare"

"Dire, fare, baciare, lettera, testamento”: da ragazzini era un gioco di gruppo per scherzare con gli amici; oggi sembra la sequenza degli atti del Governo in materia economica. 
Battute a parte, bisogna comunque riconoscere che finalmente è stata varata qualche buona misura adatta a offrire qualche chanches per tentare di “resistere” in un gravissimo periodo di crisi, piuttosto che a stimolare la tanto agognata crescita. Per limitare la valutazione al comparto fiscale, sono certamente apprezzabili gli interventi volti a migliorare i rapporti dei Contribuenti con Equitalia attraverso l’impignorabilità della casa di abitazione non di lusso, la limitazione ad 1/5 della pignorabilità degli strumenti di lavoro estesa anche alle società, l’allungamento delle dilazioni di pagamento e l’aumento significativo del numero delle rate inadempiute cui consegue la decadenza dalla rateizzazione. Mancano però all’appello le rateizzazioni riguardanti gli strumenti deflattivi del contenzioso, quali l’acquiescenza, l’accertamento on adesione e la conciliazione giudiziale, per i quali le rispettive norme stabiliscono la dilazione fissa in otto o dodici rate trimestrali inderogabili ed improrogabili, la decadenza dal relativo beneficio in caso di mancato versamento di una rata entro il termine di pagamento della successiva e la sanzione del 60% su tutto il residuo; è evidente infatti che la crisi economica e finanziaria non riguarda soltanto chi ha debiti verso Equitalia, ma anche chi ha aderito a benefici definitori nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e non riesce ad onorare tempestivamente a propri impegni di pagamento. Di conseguenza, sarebbe quantomai auspicabile un allungamento delle rate anche per questo tipo di istituti ed una riduzione delle sanzioni entro il limite ordinario del 30% con facoltà di usufruire del ravvedimento operoso. 
Altrettanto lodevole è l’abrogazione della responsabilità solidale del committente per le violazioni dell’appaltatore in materia di versamenti IVA e di ritenute fiscali dei dipendenti che ha di fatto paralizzato il sistema degli appalti e dei subappalti introducendo oneri assurdi sotto il profilo sia sostanziale e che formale proprio a carico di chi provocava preziose occasioni di lavoro per le imprese. 
Serve ora un ulteriore e non più rinviabile atto di coraggio volto a liberare le risorse finanziarie al momento non spendibili: a tal fine è indispensabile introdurre un nuovo scudo fiscale sia per far utilizzare proficuamente i contanti esistenti sul territorio, sia per sollecitare il rientro dei danari giacenti all’estero, assistito da cautele adatte ad evitare discutibili ritorsioni speculative da parte dell’Erario come quelle che si sono verificate durante il Governo Monti col precedente beneficio. Oltre a questo intervento serve poi una tregua di qualche anno nell’applicazione degli strumenti accertativi di tipo meramente presuntivo come studi di settore, spesometro e redditometro e una revisione delle presunzioni legali che riguardano le indagini finanziarie volta ad introdurre presupposti gravi e specifici per la relativa adozione e adeguati limiti quantitativi al di sotto dei quali i versamenti ed i prelevamenti non possono essere automaticamente convertiti in ricavi o compensi tassabili quando mancano i documenti dimostrativi (rispettivamente) della provenienza e dell’utilizzo. 
 Solo questo genere di misure contribuirà ad una efficace crescita dell’economia interna liberando risorse reali ed eliminando la paura ossessiva ed oppressiva che oggi deprime la propensione alla spesa da parte dei Contribuenti. 
Modilaut

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