domenica 4 marzo 2012

Modifiche Monti agli Studi di Settore

Il Decreto Monti di fine anno ha introdotto rilevanti modifiche peggiorative al regime degli studi di settore (D.L. 201/2011, convertito nella L. 214/2011), già in parte modificati (sempre in senso peggiorativo per i Contribuenti) dalla manovra estiva del 2011 (cfr. art. 23 del D.L. 98/2011, convertito nella L. 111/2011): come a dire “cambia il direttore d’orchestra, ma la musica è sempre la stessa”; aumenta solo l’intensità e fa male alle orecchie!
Ormai è un atteggiamento cronico: salvare l’Italia o incentivare la crescita in Italia passa attraverso la solita “lotta all’evasione” che si traduce sempre in una penalizzazione dei Lavoratori Autonomi (piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e professionisti), nonostante siano gli unici a stringere i denti, a proseguire ostinatamente nelle loro attività (magari impegnandosi anche le mutande) ed a tentare di resistere in un periodo di gravissima recessione economica con difficoltà finanziarie enormi per le diffuse e preoccupanti defezioni nei pagamenti dei loro Clienti (tra l’altro, fra i peggiori “cattivi pagatori” ci sono proprio le Pubbliche Amministrazioni! Sic!). Il Governo che fa? Inasprisce le regole sugli studi di settore per autorizzare il Fisco a perpetrare altri soprusi a carico delle partite IVA che tribolano per non gettare la spugna e per tentare di evitare di mandare tutto all’aria!
Ecco le novità più significative (e più preoccupanti):
- i Contribuenti che non saranno congrui agli studi di settore (cioè che non raggiungeranno il volume di ricavi/compensi stimato per loro) avranno un’alta probabilità di essere sottoposti a controllo fiscale diretto perché saranno inseriti in apposite liste selettive ordinate per grado di pericolosità fiscale e l’analisi di rischio sarà basata anche su tutti i dati presenti nell’apposita sezione Anagrafe Tributaria dove da quest’anno confluiranno, fra l’altro, tutte le operazioni finanziarie effettuate nei conti propri e/o altrui, tutte le operazioni effettuate per cassa effettuate senza interessare quei conti, tutti i pagamenti effettuati tramite pago-bancomat, carte di credito ed altri mezzi di pagamento elettronici presso qualunque banca, ufficio postale, intermediario finanziario, istituto assicurativo, ecc. ecc. (cfr. art. 10 c. 11, primo inciso, del D.L. 201/2011);
- i Contribuenti che non saranno né coerenti con i ricavi/compensi stimati dagli studi di settore, né congrui rispetto agli indici di normalità economica (produttività per addetto, incidenza dei costi sui ricavi/compensi, indici di rotazione del magazzino od altri) saranno sottoposti a controllo “prioritariamente” utilizzando le indagini finanziarie (cfr. art. 10 c. 11, secondo inciso, del D.L. 201/2011) che, come è ormai drammaticamente noto, consentono al Fisco di applicare pericolosissime presunzioni legali (versamenti non giustificati = ricavi evasi; prelevamenti non giustificati = ricavi evasi) rovesciando sul Contribuente l’onere di dover dimostrare in contrario (cfr. art. 32 c. 1 n. 2 del D.P.R. 600/1973) solo con documenti specifici e diretti perché la prova testimoniale è vietata in materia tributaria;
- i Contribuenti che comunicano o hanno comunicato al Fisco (anche in buona fede) uno o più dati errati per elaborare lo studio di settore di pertinenza, se l’applicazione dei dati corretti evidenzia uno scostamento dei dati correttamente stimati superiore al 15% di quelli stimati sulla base dei dati infedeli comunicati, saranno sottoposti ad accertamento induttivo (cfr. art. 39 c. 2 lett. d-ter del D.P.R. 600/1973) che è lo strumento più grave concesso al Fisco perché Gli consente di avvalersi liberamente di mere presunzioni semplici utilizzando direttamente le informazioni che possiede e prescindendo completamente dalle risultanze della contabilità.
Come sempre ed anzi più di sempre perciò il sacrificio e l’impegno dei Lavoratori Autonomi che si ostinano a persistere nelle loro attività in momenti di così grave congiuntura economica rischia di trasformarsi in una disgraziata opportunità di subire ingiuste e prevaricanti vessazioni fiscali che costringeranno a pagare tributi e sanzioni maggiorate per ricavi/compensi non realizzati e per redditi non prodotti perché vale la presunzione generale che “i Contribuenti sono evasori fino a prova contraria, ma i Lavoratori Autonomi sono i ladroni peggiori”.

Modilaut

sabato 28 gennaio 2012

Giustizia sempre più cara ... e c'è chi se ne approfitta!

Rivolgersi ad un Giudice per domandare Giustizia costa caro: in base al valore della controversia chi comincia una causa deve versare anticipatamente un "contributo unificato" (cfr. art. 13 del D.P.R. 115/2002) che, a seconda del tipo di procedimento e del tipo di Giudice, per il primo grado va da un minimo di € 18,50 ad un massimo di € 4.000,00 (fino al 05.07.2011 andava da € 16,50 ad € 2.000,00, poi aumentati dall'art. 37 c. 6 lett. f del D.L. 98/2011); con la "Legge di stabilità" per il 2012 l'importo del balzello è stato aumentato del 50% per il grado di appello portandolo da un minimo di € 27,75 ad un massimo di € 6.000,00 e del doppio per i ricorsi davanti alla Corte di Cassazione portandolo da € 37,00 ad € 8.000,00 (art. 28 c. 1 lett. a della L. 183/2011).
Pazienza! Significa che, Chi vuole rivolgersi al Giudice per tutelare i propri diritti, oltre a sostenere il costo el proprio Avvocato e di correre il rischio di essere condannato a rifondere le spese sostenute dal suo Avversario, deve pagare un ticket più o meno salato all'Amministrazione della Giustizia e perciò si regolerà di conseguenza: se sarà sufficientemente "tignoso" e deciderà di andare avanti, ne sosterrà costi ed oneri; se invece sarà meno determinato, rinuncerà obtorto collo a rivendicare i propri diritti o a difendersi da eventuali pretese ingiuste da parte della Pubblica Amministrazione.
Nel delineato contesto, emergono almeno due problemi.
Il primo è che il costo dell'accesso alla Giustizia è ormai abbandonato alla libera e discrezionale scelta del Legislatore il quale, una volta sostituita l'originaria imposta di bollo sugli atti giudiziari (nella maggior parte dei casi ben più gestibile e sostenibile) col "contributo unificato", potrà modificare a suo piacimento e secondo le esigenze di gettito gli importi dovuti e gli scaglioni di valore rendendo sempre più costoso per i Cittadini adìre il Giudice; in questo modo ben può essere utilizzata impunemente la leva del costo come dissuasore, in spregio dei diritti fondamentali dei Cittadini, per ridurre il contenzioso giudiziale.
Il secondo è che gli Avvocati (e dunque i loro Clienti) sono in balia delle varie Cancellerie che effettuano il controllo di congruità del "contributo unificato" e che applicano direttive superiori non sempre coerenti con le normative. E' quanto sta accadendo davanti alla Corte di Cassazione dove, per le cause che vengono inscritte a ruolo dal 01.01.2012 viene preteso il pagamento del "contributo unificato" nella misura raddoppiata in violazione della norma che ha stabilito l'aumento: "la disposizione ... si applica anche alle controversie pendenti nelle quali il provvedimento impugnato è stato pubblicato ovvero ... depositato successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge" (cfr. art. 28 c. 3 della L. 183/2011) e cioè dal 01.01.2012 (cfr. art. 36 della Medesima Legge). L’estensore della disposizione forse aveva le idee un po’ confuse (c’è un “anche” ed un “pendenti” che, combinati col resto della frase, sono palesemente inconferenti), ma una lettura logica e possibile consente di affermare che la misura raddoppiata del "contributo unificato" non sorge per l'iscrizione a ruolo dei ricorsi davanti alla Corte di Cassazione effettuata a partire dal 01.01.2012, ma solo quando quei ricorsi riguardano Sentenze o altri provvedimenti decisori pubblicati o depositati a partire dal 01.01.2012. Il ché significa che Qualcuno (???) sta approfittando indebitamente degli aumenti disposti dalla Legge di stabilità per il 2012, pretendendo il pagamento di importi non dovuti e creando non poche difficoltà agli Avvocati che debbono inscrivere le cause a ruolo nell'interesse dei propri Clienti! Considerato che le Sentenze pubblicate o depositate il 31.12.2011 (se non notificate) possono essere impugnate fino al 30.06.2012, non è difficile prevedere il valore delle eccedenze di "contributo unificato" che sarà indebitamente introitata dall'Amministrazione della Giustizia nei primi sei mesi del 2012.
L'Italia è ancora uno Stato di diritto oppure uno Stato in cui il diritto è sottoposto all'umore di chi ha il potere di decidere per tutti?
Modilaut

giovedì 26 gennaio 2012

Liberalizzazioni anche per le cariche politiche e istituzionali

Secondo le intenzioni del Governo Monti la "liberalizzazione" appena varata favorirà la crescita, lo sviluppo e l'occupazione perché aumenterà le opportunità di lavoro, alimenterà la concorrenza fra gli operatori e ridurrà i prezzi dei beni e dei servizi con indubbi vantaggi per i Cittadini-consumatori che otterranno rilevanti risparmi sulla spesa.
Geniale!!! Se dovesse funzionare davvero, sarebbe "l'uovo di Colombo"!
Il metodo ben potrebbe essere esortato anche in altri settori come, ad esempio, alle candidature in politica, alle cariche istituzionali, agli amministratori di Rai, Poste, Ferrovie, ..., alle varie Autority, agli organi collegiali di governo e di controllo degli altri numerosissimi enti ed organismi pubblici o a partecipazione pubblica: chi proporrà il compenso più basso conquisterà la poltrona; chi offrirà la sua candidatura per il prezzo più conveniente figurerà nei primi posti delle liste elettorali (la relativa formazione avverrebbe dal più economico al più costoso).
Si otterrebbero risparmi incredibili sulla spesa pubblica, si libererebbero ingenti risorse dello Stato e finalmente i Cittadini potrebbero sperare anche in una progressiva riduzione della pressione fiscale.
Chi guiderà le prossime coalizioni politiche inoltre dovrà presentare un programma contenente non proclami propagandistici, bensì l'elenco dei provvedimenti specifici e concreti che intenderà adottare, i tempi relativi, le misure correlate, la quantificazione dei vantaggi economici collegati ed il nulla osta dell'Unione Europea; in questo modo la scelta degli elettori sarebbe orientata anche da opportune valutazioni di convenienza basate su dati verosimilmente affidabili e non facilmente eludibili.
Se si stima che gli effetti delle liberalizzazioni sono così incredibilmente efficaci per il rilancio dei consumi interni e la crescita economica dell'Italia, che cosa aspetta il Governo ad estenderla anche a tutto l'apparato dello Stato, degli Enti pubblici e degli Enti locali?
Coraggio Prof. Monti!
Modilaut

sabato 7 gennaio 2012

Liberalizzazioni: qualche idea per il Governo Monti

La manovra "salva Italia" da poco varata serve solo per tentare di far quadrare i conti nell'immediato, ma già nel breve termine sarà una spinta alla recessione in atto. La imminente fase due "cresci Italia" dovrebbe stimolare il rilancio economico e sembra ormai certo che interverrà su liberalizzazioni, infrastrutture e lavoro.
Per quanto riguarda il primo ambito, le uniche liberalizzazioni che servono davvero al nostro Paese in questo grave momento sono quelle che riguardano l'utilizzo del danaro, la spesa privata e l'intraprendenza di imprenditori e professionisti: molte delle misure restrittive adottate con la manovra di Natale e, prima ancora, con le altre Manovre scellerate d'estate e d'autunno del precedente Governo Berlusconi (abbassamento del limite all'uso del contante, spesometro, monitoraggio generalizzato delle operazioni bancarie) sono concettualmente sbagliate, spaventano e disorientano i Cittadini anche onesti, ne deprimono la propensione alla spesa, introducono complicazioni inutili ed evitabilissime alle fasce sociali più deboli ed alimentano una ingente e preoccupante fuga di danaro verso l'estero.
Non è certo l'illusione di poter svolgere qualunque nuova attività senza limiti e condizioni che potrà stimolare la crescita, perché, al massimo, potrà generare soltanto una gara fra impoveriti che dovranno barcamenarsi, da un lato, nel gestire a qualunque costo una concorrenza spietata fra di essi e, dall'altro, nell'assecondare la condanna al ricavo minimo puntuale (o al ricavo minimo ammissibile) imposto dagli studi di settore per evitare che il "sudore" del lavoro si trasformi nel "sudario" della rovina fiscale; forse tutto ciò potrà anche ridurre un poco i prezzi di alcuni beni e/o servizi, ma sarà un risultato effimero, di breve durata, che non gioverà alla qualità degli scambi e che cesserà con la fuoriuscita dal mercato di quelli che non riusciranno a tenere il passo (avranno speso per gli allestimenti, avranno impiegato le risorse proprie e dei propri familiari, si saranno pure indebitati confidando di non essere più finalmente inoccupati, non avranno retto alla concorrenza spietata degli altri, non saranno riusciti a guadagnare a sufficienza, non potranno dimostrare al fisco famelico che li rivolterà come un calzino di non aver evaso e se ne andranno con le ossa rotte più poveri, scoraggiati e disoccupati di prima.
Serve allora qualche proposta operativa concreta adatta a stimolare realmente la crescita interna sia nell'immediato che nel medio termine, senza barricarsi dietro falsi moralismi, proclami o gioghi sovranazionali: 
  1. ripristino immediato della soglia di € 12.500,00 all'uso del danaro contante per liberare le risorse finanziarie ancora giacenti sul territorio, favorirne la circolazione sul mercato interna ed evitarne l'espatrio;
  2. facilitazioni reali e convenienti per gli utilizzatori di strumenti di pagamento tracciati (assegni bancari e circolari, carte di credito, pago-banconmat, carte prepagate, bonifici bancari, ...) consentendo la deducibilità (anche solo parziale) di tutte le corrispondenti spese documentabili con i relativi estratti conto per promuovere ed incentivare una nuova coscienza civica di valenza anche fiscale;
  3. abrogazione immediata delle norme che impongono la comunicazione all'Anagrafe Tributaria di tutte le operazioni finanziarie in conto ed extra-conto e di tutte le spese rilevanti ai fini dello spesometro (riguardanti sia l'anno 2010, sia  gli anni successivi) per tranquillizzare la Gente che può spendere e che in questi momenti recessivi deve poter utilizzare liberamente il proprio danaro a beneficio dell'economia interna, della crescita e dell'occupazione;
  4. introduzione di un sistema di tassazione dei redditi di lavoro dipendente, nonché dei redditi di lavoro autonomo ed indipendente per Contribuenti che realizzano volumi d'affari fino ad € 500.000,00 annui con conseguente sottrazione dal campo di applicazione degli studi di settore, che limiti la pressione fiscale complessiva massima al 20% fisso per restituire al "lavoro" ed alle Persone operose la centralità ed il rispetto che la Costituzione italiana gli riconosce all'art. 1 ("l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro ...") ;
  5. riduzione delle aliquote dell'IVA entro il limite massimo del 10% (promuovendo anche in Europa le modifiche più opportune alle relative Direttive) ed ampliamento delle categorie di beni e servizi esentati o agevolati (salvi quelli ritenuti strettamente essenziali per il minimo vitale) per scoraggiare l'altrimenti inevitabile complicità di convenienza fra le parti del rapporto determinata dalla esagerata incidenza dell'aliquota attuale (21%) e di quella futura (23%);
  6. eliminazione dei budget annuali di recuperi impositivi imposti agli Uffici finanziari e ripristino dell'onere della prova a carico dell'Amministrazione finanziaria in sede di accertamento con abolizione immediata di tutte le presunzioni legali che impongono ai Contribuenti dimostrazioni documentali troppo spesso impossibili, li espongono a recuperi ingiusti su volumi d'affari o redditi irreali anche in spregio alla loro "capacità contributiva" effettiva (art. 53 Cost.) ed alimentano sfiducia e ribellione verso i corrispondenti poteri pubblici;
  7. introduzione del principio della responsabilità personale del Responsabile del Procedimento negli accertamenti censurati dagli organi del contenzioso tributario per i quali viene disposta la condanna alle spese a carico dell'Amministrazione finanziaria per evitare comportamenti abusivi da parte degli Uffici periferici e per favorire l'applicazione dei principi di "imparzialità e buon andamento" (art. 97 Cost.) troppo spesso dimenticati per perseguire altre finalità;
  8. limitazione del diritto di appello dell'Amministrazione finanziaria nei Giudizi tributari alle sole questioni di puro diritto perché l'esercizio dei poteri accertativi costituisce una potestà pubblica che, per la sua autorevolezza ed imperatività deve essere compiutamente motivata e sensatamente fondata sin dal momento in cui si manifesta e perché non si possono rovesciare sui Contribuenti gli oneri economici di una difesa processuale che, quando è soccombente l'Ufficio finanziario, di norma si protrae per ben tre gradi di Giudizio con costosi anticipi di spese rapportati al valore della causa;
  9. eliminazione della mediazione obbligatoria pre-giudiziale davanti allo stesso Ufficio finanziario che ha emanato la pretesa tributaria che espone i Contribuenti ad una indignitosa trattativa perdente in partenza (l'istituto della definizione mediante adesione ex D.Lgs. 218/1997 assolveva già a questa funzione consentendo ai Contribuenti la libera scelta di avvalersene o meno) ed introduzione strutturale del beneficio della chiusura delle liti fiscali pendenti in qualunque stato e grado di Giudizio con modulazione dei relativi costi a seconda della situazione processuale per favorire il decongestionamento della Giustizia tributaria.
La spinta alla ripresa deve partire dal basso, dove c'è Gente operosa ed intraprendente che ha bisogno e voglia di lavorare e che aspetta soltanto di potersi esprimere al meglio, come sementi preziose che non riescono a germinare in un terreno sempre più arido ed inospitale. Compito dello Stato è quello di creare le condizioni migliori per poter rendere fertile quel terreno, dopodiché i veri semi faranno la loro parte; se però la terra viene concimata col catrame, non si può poi pretendere che nasca qualcosa e sperare in un miracolo impossibile!
Modilaut 

venerdì 30 dicembre 2011

L'era Monti: genesi e prospettive

L'era "Monti", che gli Italiani stanno loro malgrado vivendo, impone alcune inevitabili riflessioni critiche anche a seguito della conferenza stampa di fine anno dell'attuale Premier.
1. Profilo politico-istituzionale.
Poche settimane fa', dopo che l'On. Silvio Berlusconi aveva tentato inutilmente l'ultimo colpo di coda per salvare il Suo Governo (politico) e l'Italia presentando una sorta di lettera di intenti all’Europa con le misure da adottare nel brevissimo periodo fra gli sghignazzi del francese Nicolas Sarkozy e della tedesca Angela Merkel, all'improvviso il Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano ha effettuato la nomina a Senatore a vita dell'illustre Prof. Mario Monti col plauso di tutte le componenti parlamentari; dopodiché l'allora Premier On. Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni del Governo con grande sollievo di tutti e, guarda il caso, è stato affidato l’incarico di formare il nuovo Governo (tecnico) proprio al Prof. Mario Monti col plauso (stavolta) anche dell'Europa; nei mercati hanno continuato tranquillamente ad imperversare gli speculatori favorendo e scommettendo profittevolmente sulle forti oscillazioni quotidiane alle spalle dei risparmiatori.
Il nuovo Governo ha varato in tempi record una manovra finanziaria da paura, estremamente onerosa per tutti gli Italiani (soprattutto per le fasce medio-basse che ne finiscono per subire l'impatto maggiore) e di incredibile effetto recessivo (almeno nel breve termine): la politica, che aveva già fatto un bel passo indietro, l'ha avallata senza problemi (il centro-sinistra, sostenendone l'inevitabilità per rimediare al malgoverno berlusconiano, ed il centro-destra, sostenendo l'ostruzionismo immobilizzante di una opposizione incosciente) con qualche contrarietà espressa dalla Lega e dall'Italia dei Valori (già in piena campagna elettorale sulle macerie degli altri Partiti); l'Europa ha apprezzato; nei mercati il gioco profittevole degli speculatori è continuato senza sosta sempre alle spalle dei risparmiatori.
Alla conferenza stampa di fine anno 2011 il Premier Mario Monti ha tentato di spiegare (senza convincere nessuno) il senso salvifico della manovra varata dal Suo Governo per sistemare i conti ed ha anticipato tempi e modalità dei prossimi interventi per favorire lo sviluppo: tante le buone intenzioni, molti i proclami, solite le formule (liberalizzazioni, semplificazioni, infrastrutture, riforme, ...) e nessun profilo di azione concreto con la conseguenza che le perplessità degli interlocutori e degli operatori si sono ingigantite; intanto, anche in questo caso l'Europa ha apprezzato; è facile inoltre prevedere anche che i mercati rimarranno terreno fertile per i soliti speculatori.
Che l'Italia fosse sotto scacco dell'Europa e, in particolare, di Francia e Germania lo avevano già capito in tanti, ma la conferenza stampa ha offerto un elemento di valutazione in più: alla domanda di un Giornalista che chiedeva al Premier Mario Monti quali fossero i suoi rapporti col Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, la risposta ha infatti svelato che fra i due esiste un contatto diretto, un confronto continuo e quasi quotidiano, di radici antiche consolidate in pluriennali occasioni di collegamento e collaborazione in ambito europeo. Nulla di male, ovviamente, ma la rivelazione non può non chiudere il cerchio già intuito: in Italia la democrazia è stata esautorata dall'interesse sovranazionale dell'Europa con l'intervento essenziale del Presidente della Repubblica, la baldanzosa prepotenza di Francia e Germania, la connivenza della politica italiana e la collaborazione fattiva dell'europeista Prof. Mario Monti che è preoccupato soprattutto di compiacere i suoi tanti Amici europei illudendo (e forse illudendosi) che le misure adottate e adottande potranno favorire anche la crescita interna (assolutamente improbabile, ma nessuno ha la sfera di cristallo e perciò ...).
2. Profilo economico-finanziario.
Nella conferenza stampa di fine anno del Premier Mario Monti sono state anticipate, sia pure sommariamente, le linee di intervento per l'immediato futuro che dovrebbero riguardare le liberalizzazioni, le semplificazioni, le infrastrutture, la giustizia civile, il mercato del lavoro, la riforma fiscale e la spesa pubblica: dunque "niente di nuovo sotto al sole" visto che da anni queste citazioni riempiono la bocca dei politici, le pagine dei giornali e i dibattiti nei talk show senza aver risolto ancora nulla. Parole: solo parole che danno tono e credibilità a chi le pronuncia e che illudono chi le ascolta, perché per trovare soluzioni adeguate bisogna prima di tutto conoscere ed avere sperimentato sulla propria i problemi della Gente comune, di Quella che tira avanti a fatica, di quella che è preoccupata di conservare il posto di lavoro o che, avendolo perduto, ne cerca un altro, di Quella che è preoccupata di come poter gestire o salvare o recuperare la propria attività d'impresa o professionale, di Quella che cerca uno sbocco nella vita senza avere risorse sufficienti, ...! Con tutto il rispetto, è difficile immaginare che possa conoscere e risolvere i problemi della Gente comune Chi ha la fortuna di vivere da lungo tempo in situazioni di rilevante agiatezza (per carità, magari anche guadagnate con sacrificio ed impegno) senza correre il rischio di non arrivare alla fine del mese per l'essenziale, senza correre il rischio di non poter sostenere l'impatto di una spesa straordinaria, senza correre il rischio di non riuscire ad ottenere il finanziamento per bypassare una situazione di congiuntura, senza correre il rischio di non riscuotere dai propri clienti nonostante il lavoro svolto ed i costi sostenuti, senza correre il rischio di dover sostenere indignitosi contraddittorii davanti agli uffici finanziari sordi anche alle evidenze perché debbono fare cassa.
In ogni caso, se può servire a qualcosa, nonostante le penalizzanti e recessive misure già adottate che vanno nella direzione opposta a quella sperata,
  • il comparto produttivo e professionale ha bisogno soltanto di sfoltimento delle procedure burocratiche e degli adempimenti amministrativi su tutti i livelli, di de-regolamentazione della selva ormai ingestibile delle normative vigenti e di facilitazioni fiscali (la pressione tributaria è insostenibile ed i rischi dipendenti dagli accertamenti basati su presunzioni legali o su inversioni dell'onere probatorio sono ingestibili) e finanziarie (il sostegno bancario in situazioni congiunturali è assolutamente indispensabile ed imprescindibile) in modo da restituire alle Persone operose ed intraprendenti il gusto e la passione per il proprio lavoro (oggi gravemente compromesso),
  • il comparto pubblico ha bisogno di una seria revisione dei costi con eliminazione degli sperperi, della responsabilizzazione diretta dei dirigenti e dei controllori o referenti politici e del coinvolgimento anche patrimoniale degli operatori di ogni livello per gli errori compiuti nell'esercizio delle varie attività proprie degli uffici periferici applicando il principio del "chi sbaglia, paga" come nel settore privato,
  • il comparto politico ha bisogno di una rilevante riduzione degli emolumenti diretti ed indiretti in modo da restituire al ruolo di parlamentare o di amministratore degli enti locali il carattere spiccatamente di servizio sottraendolo a quello di vero e proprio mestiere stabile e duraturo.

Nel frattempo, in attesa dei prossimi interventi, non resta che augurare a Tutti un Buon Anno 2012 confidando che la Sapienza possa illuminare i lavori di questo Governo tecnico e quelli dei nostri Politici.
Modilaut

venerdì 16 dicembre 2011

Una manovra ragionieristica per sviluppare povertà e sudditanza

Come un perfetto contabile il nuovo Governo ha fatto due conti: quant'è il debito, quanto serve, quante sono le risorse aggredibili e come avere tutto sotto controllo; dopodiché, con l'avallo di una politica ormai auto-esautoratasi per conclamata incapacità e de-responsabilizzata dalla inevitabilità di un esecutivo tecnico variamente giustificata (secondo il centro-sinistra, necessaria per tentare di rimediare ai danni del centro-destra; per il centro-destra, necessaria per assecondare le richieste dell'Europa) ha organizzato una raccolta forzosa nelle tasche degli Italiani (di "tutti" gli Italiani) proclamando "rigore, equità e sviluppo", illudendo che sarebbero stati coinvolti solo i più abbienti, enfatizzando l'alibi della lotta agli evasori e completando la costruzione di un sistema poliziesco e repressivo senza precedenti che travolgerà inevitabilmente tutti i Cittadini.
1) Prima di tutto i numeri. Il debito pubblico ammonta a 2.000 miliardi di Euro; le risorse degli Italiani calcolate dalla Banca d'Italia ammontano a 8.600 miliardi di Euro di cui 5.350 miliardi di euro di beni e 3.250 miliardi di euro di danaro liquido (per almeno un 30%) o variamente investito in strumenti finanziari (per il restante 70%). Le risorse perciò ci sono e sono tante, molte di più di quelle che servono, perché il Popolo si è arricchito per anni alle spalle dello Stato; basta prenderne un po' subito, monitorare minuziosamente tutte le altre e trovare il pretesto per andare a prendere il resto.
2) Poi i metodi. Per tenere quasi tutto sotto controllo basta fare in modo che siano "tracciate" quante più operazioni quotidiane possibili, confidando sulla (falsa) rassicurazione che la caccia verrà aperta contro i grandi evasori (che sono sempre gli altri, ai quali "ben gli sta" di dover pagare finalmente le tasse!): perciò, via all'ampliamento dei rapporti bancari (col duplice effetto di rendere visibili altre ricchezze e incrementare la raccolta per le gli operatori finanziari), via alla comunicazione periodica di tutte le operazioni finanziarie (in conto, extra-conto, pagamenti elettronici, telematici, virtuali, investimenti finanziari, ... e "chi più ne ha, ne metta"), via all'abbassamento a € 999,99 dei pagamenti in contanti, via allo "spesometro" ed al nuovo "redditometro" cosicché tutto dovrà avvenire alla luce del sole e nessuno potrà più nascondere niente.
3) Infine gli effetti. Tutti i dati di tutti i cittadini immagazzinati nell'enorme memoria dell'Anagrafe Tributaria verranno aggregati, disaggregati, manipolati, selezionati, incrociati, ... ed infine elaborati per ottenere un elenco di situazioni anomale agganciate a singoli specifici codici fiscali identificativi di ignari Contribuenti contro cui rivolgere l'azione di recupero da parte del Fisco; a quel punto i malcapitati (chiunque) dovranno spiegare e dimostrare documentalmente di essere stati fiscalmente leali a qualcuno che non avrà alcun interesse di capire (anzi, avrà l'interesse opposto di raggiungere un budget preventivamente assegnato e di partecipare ai vantaggi variamente derivanti dagli incentivi interni all'Amministrazione finanziaria) e dovranno obtorto collo lasciare sul campo una bella fetta dei loro risparmi (o addirittura indebitarsi per lo scopo) per pagare le tasse su ciò che non hanno guadagnato (ma il Fisco presume per legge che lo abbiano fatto) o per pagarsi un professionista che li dovrà difendere e per versare intanto una parte di quelle tasse (perché l'accertamento sarà immediatamente esecutivo per una parte dell'accertato) nella speranza sempre più labile che dopo uno, due o tre gradi di Giudizio avrà finalmente ragione (sic!).
"Rigore" (nel senso che sono stati fatti bene i conti?), "equità" (nel senso che tutto di tutti verrà indistintamente immagazzinato ed elaborato nel grande calderone di informazioni del Fisco e che molti di essi finiranno a turno nel medesimo "tritacarne fiscale"?) e "sviluppo" (nel senso che si amplierà ed aumenterà il gettito forzosamente e spesso ingiustamente recuperato a carico di una buona fetta di Contribuenti normali che d'improvviso si scopriranno ricchi evasori per presunzione di legge, subiranno l'umiliazione di spiegare inutilmente l'ovvio e pagheranno alla fine pesanti tasse, interessi e sanzioni?). 
Questo è solo un modo comodo, sbrigativo e veloce di racimolare risorse finanziarie con l'effetto di accelerare la recessione già in atto da tempo (qualcuno se n'è accorto solo adesso rilevando un -1,6% del PIL per il 2012, ma la Gente normale, quella che fatica a tirare avanti se ancora ci riesce, lo ha capito da almeno un paio di anni!):
- in primo luogo, tutti i danari in più sottratti ai Contribuenti per qualunque nuovo o maggiore pretesto di tassazione vengono definitivamente tolti dal circuito proficuo della spesa produttiva e cessano di produrre ricchezza (ogni volta infatti che il danaro viene speso, esce dalla tasca di un soggetto per diventare ricchezza nuova nelle tasche di un altro soggetto; tanto più velocemente si ripete questo passaggio, tanta più ricchezza si produce, tante più persone lavorano e producono reddito, tante più tasse può sperare di incassare lo Stato; se tale processo si riduce o, peggio, si interrompe, dilaga la povertà);
- in secondo luogo, enfatizzare l'utilizzo anti-evasione della enorme mole di dati raccolti con il monitoraggio delle spese, dei rapporti bancari e dei flussi finanziari e limitando l'utilizzo del contante terrorizza la Gente, frena l'impiego delle risorse finanziarie, ne scoraggia la circolazione e deprime la propensione alla spesa alimentando nel contempo (per chi ne ha poco) l'accumulo improduttivo "sotto il materasso" e (per chi ne ha tanto) il trasferimento occulto all'estero in paesi dove è possibile spenderlo liberamente, magari abbinandolo ai periodi di vacanza;
- in terzo luogo, l’oppressione fiscale e l’ossessione del controllo aumenta ancora di più il disprezzo dei contribuenti verso le istituzioni che appaiono sempre più prepotenti, vessatorie e invadenti, che non rispettano la sfera privata e più intima dei cittadini, che violano le libertà ed i diritti fondamentali dei cittadini e che con questi sistemi polizieschi finiranno per non ottenere mai la tanto auspicata fedeltà fiscale.
Nel frattempo però si sta preparando un grande esproprio di Stato in danno di tutti i Contribuenti la maggior parte dei quali si illude che saranno solo i grandi evasori ad essere colpiti e che perciò "il fine giustifica i mezzi". Poveri meschini! Intanto il "regime" (più germanico che italiano) consolida le sue radici e sarà presto impossibile recuperare la dignità perduta di Cittadini.
Modilaut

martedì 22 novembre 2011

Società in perdita triennale penalizzate dal Fisco.

Allo scopo di tentare di arginare fenomeni elusivi realizzati con lo schermo societario e disincentivare l'utilizzo dell'istituto societario per nascondere i patrimoni personali già da vari anni fa il Legislatore fiscale si è inventato un sistema in base al quale, applicando ad alcune voci dell'attivo patrimoniale (titoli di partecipazione e similari, immobili strumentali e altre immobilizzazioni) specifici coefficienti percentuali, arriva a determinare un reddito minimo imponibile da assoggettare comunque ad IRES ed IRAP (art. 30, commi 1-3, della L.724/1994) e a negare la fruizione del credito IVA (art. 30 c. 4 della stessa Legge). Con la manovra di ferragosto il Governo si è occupato ancora delle società di comodo elevando dal 27,50% al 38,00% l'aliquota dell'IRES sul reddito presunto (art. 2 c. 36-quinquies del D.L. 138/2011) ed ampliando la platea dei soggetti interessati con l'inserimento anche delle società in perdita per tre periodi d'imposta consecutivi (art. 2 c. 36-decies dello stesso Decreto). Si tratta ovviamente di tutti interventi diretti a scoraggiare o penalizzare situazioni al limite dell'abusività che però, nella generalizzazione, coinvolgono inevitabilmente anche società realmente operanti in temporanea difficoltà; per esse il sistema prevede un rimedio costituito dalla facoltà di presentare all'Amministrazione finanziaria un "interpello disapplicativo" (art. 30 c. 4-bis della L. 724/1994): si può perciò segnalare la specificità della propria situazione chiedendo di essere di volta in volta esclusa dall'applicazione del regime delle società di comodo. 
Da questo argomento, esposto in estrema sintesi, scaturiscono alcune riflessioni e considerazioni di natura politico-tributaria.
La prima questione (quella che forse risalta di più) riguarda l'inclusione nel regime delle società di comodo delle società in perdita per tre periodi d'imposta consecutivi: è infatti francamente assurdo ed inconcepibile introdurre una penalizzazione così grave proprio in un periodo in cui la crisi economico-finanziaria globale travolge quasi tutti i settori imprenditoriali, determina una recessione difficile da contenere, richiede l'impiego di risorse pre-esistenti, esige uno sforzo incredibile per mantenere in piedi le aziende e tentare di conservare le maestranze qualificate in attesa della ripresa ed espone inevitabilmente all'accumulo di reiterate perdite di esercizio! Il buon senso suggerirebbe di aiutare ed incoraggiare il sistema delle imprese e, se proprio questo non è possibile, almeno di non penalizzarlo ulteriormente e invece ...
La seconda questione riguarda la via di fuga dell'interpello disapplicativo offerta alle società che possono presentare di volta in volta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate una richiesta motivata e documentata di esclusione dal regime delle società di comodo (cfr. Ag. Entr., Circ. 32/E-2010): è infatti parimenti inconcepibile che la valutazione della fattispecie sia rimessa proprio alla stessa amministrazione che ha un interesse esattamente contrario a quello della società, che deve preoccuparsi di raggiungere il budget annuale assegnato dall'autorità centrale, che si avvale di personale anche dirigenziale assai poco incline ad assumersi la responsabilità di rinunciare al gettito e che è perciò tendenzialmente orientata a trovare il pretesto per non assecondare (salvo in casi eccezionalissimi) le esigenze dei contribuenti! Anche in questo caso il rimedio apprestato dal Legislatore è dunque deludente, scarsamente efficace e inutilmente praticabile.
La terza questione riguarda le presunzioni legali pro-Fisco che ormai hanno stravolto i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico consentendo di ribaltare sui contribuenti il compito di dimostrare il contrario in spregio alla regola generale sull'onere della prova ("chi vuol far valere un diritto ... deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento" - art. 2697 c.c.): questa abitudine del Legislatore di facilitare sempre di più l'azione accertativa dell'Amministrazione finanziaria in danno dei contribuenti dimostra, in primo luogo, l'incapacità del sistema di scovare i veri disonesti fiscali con gli ordinari poteri investigativi e, in secondo luogo, il potenziamento della prepotenza oppressiva dell'istituzione verso i cittadini ormai divenuti sudditi inermi ed apatici. Per quanto riguarda infatti le società, è previsto l'utilizzo dei relativi modelli per consentire l'esercizio in forma collettiva di un'impresa allo scopo di ripartirne gli utili (art. 2247 c.c.), tant'è che per il puro godimento in forma collettiva dei beni si applicano le norme sulla comunione e non quelle sulle società (art. 2248 c.c.): ciò significa che, se viene costituita una società (formalmente) per esercitare una impresa e cioè "... un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi" (art. 2082 c.c.), ma (sostanzialmente) per rimanere nel tempo inattiva senza alcuna ragione oggettivamente impeditiva, si verifica un evidente abuso dello strumento societario, da accertare caso per caso con ogni conseguente effetto anche sul piano tributario; per raggiungere questo risultato l'utilizzo di criteri basati sull'applicazione di particolari coefficienti percentuali alle voci dell'attivo patrimoniale o sul pluriennale realizzo di perdite può servire a selezionare le posizioni da controllare, ma di certo non per inventare di sana pianta presunti redditi d'impresa insussistenti e sottoporli ad una tassazione maggiorata del 10,50% in più (l'aliquota del 38,00%, rispetto a quella ordinaria del 27,50%, è infatti maggiorata del +38,19%!). 
In conclusione, il regime delle società di comodo in generale e l'introduzione della nuova fattispecie delle società in perdita triennale costituiscono uno dei numerosi esempi di mala gestio del potere normativo volta a favorire il Fisco in danno dei contribuenti, colpevolizzando a priori tutti i contribuenti che si trovano in una determinata situazione di teorica anomalia (nella specie, società di comodo), ribaltando l'onere di provare il contrario sui malcapitati, illudendoli di poter sfuggire al regime speciale per le vie brevi con l'interpello disapplicativo discrezionalmente rimesso alla Stessa Amministrazione portatrice di un interesse diametralmente opposto, costringendoli, in caso di diniego, a dover intraprendere immediatamente l'iter contenzioso davanti alla Commissione Tributaria competente (cfr. C. Cass., Sent. 8663/2011) ed esponendoli intanto all'obbligo di pagare ugualmente i gravosi tributi con animo di ripetizione all'esito del Giudizio (magari protrattosi per tre gradi con conseguente sostenimento dei relativi costi di difesa); una penalizzazione nel complesso estremamente gravosa!
Nel delineato contesto, pur essendo giusto l'obiettivo di scovare i profittatori per assoggettarli a tassazione, il metodo continua ad essere sbagliato: si spara nel mucchio per tentare di colpire chi lo merita, ma le vittime non si contano e i danni che ne conseguono finiscono per superare i vantaggi sperati. Serve perciò un cambiamento radicale che restituisca ad ognuno il ruolo, le prerogative e le garanzie che competono in uno Stato di diritto rispettoso della dignità e del valore dei Suoi Cittadini!
Modilaut