domenica 15 novembre 2009

Appello per il lavoro

Ieri (14.11.2009) la C.G.I.L. ha organizzato una grande manifestazione di protesta a Roma per contestare la politica del Governo: <<... la crisi non è passata per i lavoratori, per i precari e per i pensionati ...; per loro ... la valanga è arrivata: ... è fatta di mobilità, di ristrutturazioni, di licenziamenti di precari che vanno a casa senza copertura e senza futuro ...>> ha tuonato Guglielmo Epifani, invitando a fare fronte comune anche gli altri due grandi Sindacati C.I.S.L. e U.I.L..
Nelle stesse condizioni, ahinoi, si trovano anche tanti Lavoratori Autonomi che potrebbero essere preziosi Datori di Lavoro; di essi però non si preoccupa nessuno e quando si è lasciati soli ad affrontare il proprio difficile e buio destino ... la disperazione rischia di prevalere con conseguenze imprevedibili e drammatiche.
Proprio per questo riceviamo e rigiriamo il seguente accorato appello: <<… Ho 55 anni, sono un lavoratore autonomo da più di 15 anni con partita IVA ed opero nel settore della progettazione di layout, esecutivi e ciclo produttivo di manufatti di ceramica sanitaria industriale; parlo anche inglese e russo e sono disposto a trasferirmi ovunque nel mondo. Dall'inizio dell'anno non trovo più lavori; l'ultima fattura risale al marzo scorso. Non lavorando non posso pagare tasse (e va bene) né contributi per la pensione (e va male), non porto a casa soldi per la famiglia e il mutuo casa (e va malissimo); non ho ammortizzatori sociali e non posso andare in pensione perché mi mancano ancora 10 anni. Da 8 mesi non vedo un euro e sto esaurendo i risparmi ... Sono disperato e non so più cosa fare!?! …>>. Per Chiunque fosse interessato disponiamo di un ricco curriculum e dei dati personali (info: “seri.manuel@libero.it”).
Anche aiutando Chi lavora in proprio si può offrire un utile contributo alla ripresa dell'economia. Basta fare gli "struzzi" per non voler vedere che il "Lavoro" è un diritto di tutti, sia dei Lavoratori Dipendenti che lo svolgono per il prioprio Datore, sia dei Lavoratori Autonomi che lo svolgono per sé e che, grazie alla Loro intraprendenza, lo creano anche per gli Altri!
Modilaut

domenica 8 novembre 2009

Definizione delle liti fiscali pendenti in Cassazione

Il Governo ed il Parlamento stanno lavorando all'idea di varare una definizione delle liti di natura tributaria pendenti davanti alla Corte Suprema di Cassazione per sfoltire l'enorme carico di processi della Sezione V Civile ad esse dedicata; con ciò si offrirebbe ai Contribuenti la possibilità di concludere un processo che normalmente, quando è soccombente l'Ufficio finanziario, attrraversa tutti i gradi di Giudizio esperibili perché tanto paga sempre "Pantalone" anche quando c'è condanna alle spese (i soldi per pagare infatti mica li tirano fuori i responsabili degli Uffici finanziari, ma lo Stato che poi se li riprende dai Contribuenti!).
Prima osservazione.
Se il Contribuente ha già vinto due gradi di Giudizio, perché dovrebbe pagare proprio Lui un "pizzo" del 5% (o quel che sarà stabilito) per impedire all'Ufficio finanziario di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione o di proseguire un processo già itrapreso?!? Ma come ragionano questi Politici? Hanno forse frequentato un corso di formazione alla "Cupola"?
Seconda osservazione.
Se davvero si vuole sfoltire il contenzioso tributario, bisognerebbe introdurre il divieto di appello per gli Uffici finanziari; essi infatti svolgono una potestà pubblica ed attraverso l'emissione dei Loro atti di accertamento esercitano una pretesa economica (tributi + sanzioni) provvisoriamente esecutiva (almeno entro un certo limite pari alla metà o ad un terzo a seconda dei casi) nei confrionti del Contribuente che dovrebbe essere valida, legittima e fondata sin dal principio; quando un Giudice la boccia, dovrebbe semmai insorgere la responsabilità per danno erariale del Funzionario che ha lavorato la pratica e prodotto l'accertamento e non tradursi in un ulteriore aggravio di costi di difesa per il Contribuente che deve affrontare il Giudizio d'appello e poi quello di legittimità, sempre per iniziativa dell'Ufficio finanziario soccombente (Quest'ultimo infatti difficilmete abbandona la controversia perché tanto, alla fine, anche in caso di definitiva sconfitta e di eventuale condanna alle spese, i Suoi Operatori rimangono sempre impuniti ed a rimetterci è sempre solo lo Stato e dunque i Contribuenti!)
Terza osservazione.
Per sfoltire il grave sovraccarico processuale la Corte di Cassazione ha già i suoi sistemi perché ha a disposizione l'istituto della inammissibilità dei ricorsi per vizi del "quesito di diritto": l'art. 366-bis c.p.c. infatti, nonostante sia stato recentemente abrogato per gli effetti devastanti che ha prodotto dalla sua entrata in vigore (era il 02.03.2006), continua a mietere le sue vittime; si tratta di una norma di una vaghezza tanto ampia ed assurda che può essere interpretata dai Supremi Giudici nei modi incontrollatamente più disparati, cavillosi ed equivoci e che dunque ben si sta prestando a legittimare censure basate troppo frequentemente su incredibili vizi di formulazione del quesito di diritto adatti a far dichiarare l'inammissibilità del ricorso; in questo modo viene vanificato in un battibaleno e con estrema leggerezza ogni impegno, anche giuridicamente pregevole, profuso dagli Avvocati nell'elaborazione delle proprie difese, gettando un'ombra di incompetenza o inaffidabilità sulle loro rispettossime carriere professionali. A guadagnarci sono soltanto i Supremi Giudici che possono approfittare di questo escamotage per evitare di dover affrontare la sostanza delle questioni Loro sottoposte ed eliminare rapidamente, senza alcun impegno di tempo né di intelletto, un gran bel numero di processi; a perderci sono gli Avvocati che mettono a repentaglio la loro professionalità, dignità e salute psichica e i Cittadini (soprattutto i Contribuenti, visto che i processi tributari davanti alla Coret di Cassazione sono quelli quantitativamente più numerosi) a cui viene sostanzialmente denegata la Giustizia.
Modilaut

venerdì 16 ottobre 2009

Si può avere fiducia nella Giustizia?

Questa è davvero sconcertante!!!
Come Tutti saprete, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si riuniscono quando occorre dirimere i contrasti giurisprudenziali che sorgono quando le sue varie Sezioni decidono in modo diverso sulle stesse questioni: questo può accadere perché i vari Collegi sono formati da Giudici diversi che nella loro autonomia, dopo essersi confrontati a fondo, ben possono pervenire a conclusioni non sempre coincidenti con quelle raggiunte da altri Collegi. Fin qui non c'è niente di strano; è la conseguenza della relatività del diritto e della libertà di interpretarlo.
E' capitato però che recentemente le Sezioni Unite della Cassazione abbiano emesso nello stesso periodo due decisioni diametralmente opposte sulla stessa questione (vedi le Sentenze n. 15047 e 15031 del 26 Giugno 2009) nonostante il Collegio fosse presieduto dallo stesso Presidente Dott. Vincenzo Carbone.
Come è possibile che due questioni identiche (riguardanti entrambe l'individuazione del Giudice - Commissione Tributaria o Tribunale ordinario - competente a decidere sulla controversia tra il sostituto d'imposta, che deve operare la ritenuta fiscale, ed il sostituito d'imposta, che la deve subire) siano state dibattute nello stesso periodo e davanti allo stesso Presidente con lo scopo di stabilire una volta per tutte la soluzione giusta e siano state raggiunte due pronunce così contrastanti?
Ma come si svolgono le udienze davanti al Supremo Collegio? Le questioni vengono discusse collegialmente o no? Chi decide realmente?
E' legittimo che possa sorgere più di qualche dubbio in proposito!
Adesso come dovranno comportarsi quei poveri "Cristi" (specialmente gli Avvocati) che debbono iniziare un Giudizio per i loro Clienti e che si trovano a dover decidere a quale Giudice rivolgersi?
Come può la Gente avere fiducia nella Giustizia di fronte a questi episodi?
Chi pagherà le conseguenze delle gravissime incertezze che proprio il massimo vertice della Magistratura ha contribuito così autorevolmente ad alimentare?
Modilaut

domenica 11 ottobre 2009

Gestire la crisi

Qualche giorno fa' a "Porta a Porta" il nostro Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi ha dichiarato che per la prima volta nella storia degli ultimi decenni il Governo ha affrontato la crisi economica senza aumentare una lira di tasse a carico degli Italiani.
In effetti è vero: da tanto tempo non si ricordava un blocco ai continui aumenti delle aliquote d'imposta o all'individuazione di nuovi costi fiscalmente indeducibili o situazioni di indetraibilità dell'IVA od altro che servisse ad aumentare la pressione fiscale; anzi, bisogna anche riconoscere che sono state addirittura introdotte nuove misure agevolative o incentivanti che la diminuiscono addirittura, sia pur di poco.
Tuttavia ogni medaglia ha il suo rovescio e così coloro che si occupano di assistere i Contribuenti sanno bene che da un po' di tempo a questa parte il rapporto con il Fisco è notevolmente peggiorato; in nome di una tanto sbandierata lotta all'evasione tributaria che (si stima) intorno a ben € 250 miliardi di materia imponibile sottratta a tassazione, si è rilevato un certo inasprimento nella gestione delle varie posizioni, con una scarsa propensione alla comprensione delle varie situazioni e atteggiamenti di ingiustificata intransigenza che finisce per far lievitare il volume delle riprese fiscali anche molto al di spora della soglia di compatibilità con la reale condizione del malcapitato Contribuente e con la sua effettiva capacità finanziaria.
Perché succede questo?
Intanto perché ogni Ufficio finanziario ha un budget annuo da rispettare (come i rappresentanti di commercio o i dirigenti delle aziende che hanno degli obiettivi da raggiungere - sic!); poi perché, per effetto del riconoscimento di specifici incentivi, taluni operatori del Fisco hanno tutto l'interesse ad aumentare il volume dei maggiori tributi da addebitare ai Contribuenti; infine perché esistono precise istruzioni dei rispettivi Uffici finanziari sovraordinati regionali e nazionale del seguente tenore: <<servono più soldi per far funzionare lo Stato; siccome il gettito sta diminuendo a causa della grave crisi economica, bisogna andarli aprendere dai Contribuenti che comunque hanno sempre qualcosa da nascondere; perciò fate Voi, utilizzando come Vi pare gli strumenti investigativi che avete a dispoisizione (studi di settore, redditometri, indagini bancarie e finanziarie in genere, questionairi, inviti a riferire, ...); basta che troviate i soldi!>>.
In questo modo però non si rende virtuoso il sistema perché l'azione accertativa viene percepita malamente dai malcapitati Contribuenti che reagiranno di conseguenza, aumentando la loro propensione evasiva fin dove potranno. In molte situazioni l'insensibilità del Fisco finisce per minare l'esistenza stessa dell'attività del Contribuente o per incidere profondamente sulla sua conduzione, riducendone la capacità occupazionale e produttiva con ulteriore danno per il gettito nel suo complesso.
All'ingiustizia perpetrata con l'evasione fiscale da parte dei Contribuenti lo Stato non può reagire con ingiustizie ancor più gravi, esercitando pretese impositive sproporzionate rispetto a quelle praticabili nelle varie situazioni in nome della lotta all'economia sommersa; specie quando poi regala lo "scudo fiscale" ai grandi evasori che hanno sottratto all'erario e portato all'estero (si stima) € 100 miliardi e che col pagamento di un importo di appena il 5% di imposta straordinaria possono legalizzarli e goderseli indisturbati! Senza neppure dover sentire la vergogna di apparire in elenchi a disposizione di tutti i Cittadini perché l'operazione rimane top secret.
Il sistema va dunque cambiato se l'obiettivo è realmente quello di educare i Contribuenti al rispetto dei loro doveri civici fra cui primeggia quello di adempiere correttamente agli obblighi tributari.
Modilaut

mercoledì 22 luglio 2009

Scudo fiscale o condono tributario?

La clemenza dello Stato verso gli evasori fiscali torna a premiare gli “infedeli” con lo scudo fiscale: era per la verità abbastanza prevedibile, visti gli scenari internazionali ed il diffuso affievolimento del segreti bancario a livello mondiale (dopo il G-20 infatti sono sempre più numerosi gli Stati esteri che stanno sottoscrivendo i patti di cooperazione predisposti dall'Ocse), e perfino comprensibile, visto che servono nuove entrate per le casse erariali e non esistono le condizioni per introdurre nuovi tributi o aumentare quelli già esistenti. Tuttavia qualche riflessione serve ugualmente.

Nonostante tanta diffusa ostilità verso il condono tributario, sta ormai per essere introdotto il nuovo scudo fiscale che francamente è ancor più criticabile perché finisce per agevolare chi ha consapevolmente evaso ingenti quantità di danaro addirittura portandole al’estero e dunque sottraendole al mercato interno ed all’economia nazionale; è evidente infatti che il “nero” prodotto in Italia, rimasto in Italia ed utilizzato per effettuare acquisti in Italia produce comunque ricchezza in Italia e finisce per incrementare ugualmente le entrate erariali e locali e perciò, paradossalmente, continua ad essere una risorsa economicamente apprezzabile.

Il condono tributario invece, sebbene favorisca lo stesso gli evasori fiscali, si rivolge anche a quei contribuenti in situazioni di rischio per aver semplicemente commesso involontari errori o dimenticanze o per essere sottoposti a pretese erariali derivanti da mere presunzioni legali (ad esempio, valori normali, parametri, studi di settore, redditometri, ispezioni bancarie, …) che attribuiscono loro ipotetici maggiori redditi teorici mai realizzati e che li espongono al pagamento di maggiori tributi non dovuti.

Fra i due strumenti perdonistici perciò, a parità di impatto negativo sul sentimento civico o sociale e di gettito per le casse dello Stato, il condono tributario è senz’altro preferibile rispetto allo scudo fiscale, sia perché comprende tutti i contribuenti, sia perché serve anche a sanare irregolarità involontarie e varie situazioni di ingiustizia fiscale.

Siccome però lo scudo fiscale è in corso di adozione, sia consentita una proposta/speranza: perché non prevedere che siano resi noti, per una ragione di doverosa trasparenza, appositi elenchi contenenti i nominativi di tutti i fruitori dello scudo fiscale con l’indicazione della professione e degli eventuali ruoli politici (con tanto di partito di riferimento) ed incarichi amministrativi?

Mica c’è niente di male far sapere ai Cittadini (soprattutto a quelli onesti) chi ha approfittato di loro, magari suscitando anche un po’ di sana ed educativa vergogna in chi avesse conservato ancora un po’ di amor proprio!

Modilaut

giovedì 2 luglio 2009

Misure del Governo per il rilancio dell'economia

Buona la manovra estiva dell'estate scorsa (DL 112/2008); buona la manovra anti-crisi dell'autunno scorso (DL 185/2008); buona la manovra sugli incentivi di inizio d'anno (DL 5/2009; buona la manovra estiva attuale.
Non si capisce però come possa conciliarsi questo importante sistema di aiuti al comparto produttivo col prepotente e crescente accanimento degli Uffici periferici dell'Amministrazione finanziaria verso i Contribuenti, soprattutto quelli che svolgono attività d'impresa e di lavoro autonomo, considerati evasori per definizione e fino a prova contraria!
Lo sanno gli On. Berlusconi e Tremonti che cosa succede quaggiù in basso, fra la Gente comune?
Lo sanno che molti Contribuenti sono quotidianamente impegnati in faticose, indignitose ed inutili sceneggiate per far capire anche l'evidente all'Ufficio finanziaro di turno enza ottenere alcun risultato apprezzabile?
Lo sanno che il rapporto Fisco-Contribuenti è condizionato soprattutto dal budget annuale assegnato dall'Agenzia delle Entrate agli Uffici periferici?
Lo sanno che all'interno dell'Amministrazione finanziaria la verifica della reale capacità contributiva dei Contribuenti non frega niente a nessuno perché nessuno si vuole assumere la responsabilità di personalizzare la pretesa fiscale?
Lo sanno che ormai le verifiche verso i medio-piccoli e micro avvengono direttamente attivando le ispezioni bancarie sui conti bancari personali e familiari, senza neanche una minima indagine sulla contabilità o sulla organizzazione del lavoro perché tanto i Contribuenti non possono giustificare l'impossibile, non hanno il tempo di procurarsi la copia degli assegni e delle distinte in banca (servono tempi bibilici a costi esagerati) e perciò si fa la somma dei versamenti e dei prelevamenti risultanti da tutti i conti ed il gioco è fatto con risultati da capogiro?
Lo sanno che solo per questo taluni Contribuenti che non hanno un Euro o che sono pieni di debiti si scoprono improvvisamente e come per magia ricchi sfondati ed evasori da guinnes?
Lo sanno quanto lievitano le elaborazioni degli studi di settore solo perché sono stati rinnovati gli impianti e/o i macchinari, magari approfittando della detassazione degli utili?
Lo sanno quanto va ad incidere sul risultato del redditometro l'acquisto di un'auto nuova di media cilindrata effettuata solo per aver approfittato degli incentivi ed assecondato l'invito a spendere i soldi per far ripartire l'economia?
Si potrebbe continuare con un elenco lunghissimo di situazioni assurde ed inconcepibili, ma per ora sarebbe sufficiente poter almeno suscitare la curiosità di capire che quando si vola troppo in alto il mondo appare più bello perché non si vedono le brutture!
Modilaut

domenica 10 maggio 2009

Lotta all'evasione

Secondo quanto apparso sul Sole 24 Ore di oggi (Domenica 10 Maggio, pag. 24) nei primi quattro mesi del 2009 la Guardia di Finanza avrebbe scoperto ben 10,100 miliardi di Euro di redditi evasi. Senza nulla togliere all'indispensabile azione di contrasto all'evasione fiscale, sarebbe quantomai opportuno conoscere quanta parte di quei redditi che sarebbero stati occultati al Fisco derivano dalle indagini finanziarie (???).
Bisogna infatti sapere che quando i Contribuenti vengono sottoposti ad ispezioni bancarie (ciò accade sempre più spesso) debbono giustificare e documentare analiticamente (cioè per ogni singolo versamento o prelevamento) la provenienza del di volta in volta danaro versato sul conto ed la destinazione del danaro di volta in volta prelevato dal conto; se il Contribuente non è in grado di offrire un adeguata dimostrazione o se il Verificatore ritiene di non poterla accogliere, quel versamento e quale prelevamento si considerano in ogni caso come reddito occultato al fisco!!!
E' un modo molto comodo ed efficace (stra-usato nella cd. lotta all'evasione) anche per "inventare" a tavolino evasioni da capogiro attribuite a Contribuenti che per lo più rimangono completamente sbigottiti e sconcertati dalla situazione a dir poco kafkiana, patrimonialmente e psicologicamente devastante, in cui si trovano coinvolti.
E' inaccettabile che in uno Stato di Diritto quale si fregia di essere l'Italia esistano norme che legittimano il Fisco ad utilizzare in modo indiscriminato uno strumento investigativo così invasivo, lesivo della privacy e preoccupantemente creativo di fantasiosa evasione!!!
Questo blog offre una utile occasione per conoscere il fenomeno, raccogliere le varie testimonianse ed opinioni e forse iniziare a creare una aggregazione utile per ricondurre l'applicazione del grave strumento investigativo delle indagini finnaziarie entro i limiti di un uso corretto, misurato e rispettoso della reale capacità contributiva dei Contribuenti.
Modilaut