domenica 24 gennaio 2010

Riforma dell'Avvocatura

Venerdì 22.01.2010 la Camera Penale di Macerata ha organizzato una conferenza dal titolo "l'Avvocato del futuro" riguardante il Progetto di Riforma dell'Ordinamento Professionale Forense attualmente in discussione nelle sedi parlamentari. Le eccellenti esposizioni dei due illustri Relatori (l'Avv. Ubaldo Perfetti del Foro di Macerata, nonché Vice-Presidente Vicario del Consiglio Nazionale Forense e Docente Universitario di Diritto Privato, e l'Avv. Beniamino Migliucci del Foro di Bolzano, Componente della Commissione istituita dal Consiglio Nazionale Forense per la riforma dell'Ordinamento Professionale Forense) hanno tracciato un quadro piuttosto significativo ed illuminante degli obiettivi della riforma, del contesto istituzionale in cui è stata avviata, delle difficoltà di pervenire ad una elaborazione condivisa e dei contenuti fnali essenziali su cui dovrà infine pronunciarsi il Legislatore.
Va anzitutto reso merito ai Colleghi che hanno partecipato ai difficili e complessi lavori con passione, dedizione e generosa disponibilità nell'interesse della categoria, impedendo così che se ne occupassero altri soggetti non Avvocati (certamente meno coinvolti, meno consapevoli e meno qualificati) ed evitando così la redazione di un compendio avulso dalla realtà professionale e privo di legami con l'esperienza quotidiana. Vanno anche riconosciute le innumerevli difficoltà e resistenze che Essi hanno incontrato e che hanno dovuto gestire in funzione di un risultato finale comunque necessario.
Tuttavia, senza alcuna pretesa di entrare, per ora, nel merito delle singole scelte ordinamentali, ma rimanendo su profili più propriamente di natura politico/professionale, non si può nascondere che la prima impressione derivante dall'approccio sommario alla riforma è di grande perplessità e di estrema preoccupazione:
1) in primo luogo, sembra andare in controtendenza rispetto ad una diffusa ed indispensabile esigenza attuale di seplificazione, liberalizzazione e deregolamentazione, dando la sensazione di una spiccata ed insidiosa burocratizzazione dell'apparato in cui si moltiplicano le occasioni per trovarsi, anche involontariamente, in situazioni di irregolarità, tanto più mortificanti quanto più avanzata è l'età dell'interessato;
2) in secondo luogo, l'Avvocato si ritrova svilito in un ruolo sottoposto a continue verifiche e valutazioni superiori, nonostante debba affrontare quotidianamente il confronto con i Colleghi, con gli organi investigativi, con i Giudici, con i risultati conseguiti, con i propri Clienti (sempre più informati) e con il mercato dei servizi professionali; l'impostazione della riforma sembra perciò tradire una sostanziale sfiducia preconcetta nelle capacà intellettuali e professionali dell'Avvocato;
3) in terzo luogo, appare enfatizzata l'importanza degli esami o delle prove da superare per poter vantare una specialità o per poter avere accesso alle Giurisdizioni superiori, nonostante la consapevolezza (ritratta dalle eseprienze di vita) che la vera qualità professionale non dipende tanto dalla "formazione" curriculare (punti accumulati o colloqui valutativi sostenuti), quanto piuttosto dalla "preparazione" e dalla "capacità" personali conquistate sul campo in giorni e giorni di faticosa dedizione allo studio ed alla pratica, dai "risultati" conseguiti nel lavoro e dall'"apprezzamento" via via riscosso dai Clienti;
4) in quarto luogo, per quanto riguarda l'accesso alle difese davanti alle Giurisdizioni superiori, si possono introdurre tutti gli ostacoli che si vogliono, ma non è certo il superamento di specifici esami che consentrà all'Avvocato di evitare l'arbitrio giurisprudenziale, ad esempio, nella assoluta discrezionalità consentita al Giudice dal nuovo scellerato art. 360-bis c.p.c. in materia di inammissibilità dei ricorsi davanti alla Corte Suprema di Cassazione (figlio dell'abrogazione del precedente e più scellerato art. 366-bis c.p.c. ancora impunemente utilizzato per sfoltire il contenzioso), denegando Giustizia e mettendo alla berlina eccellenti Professionisti e decenni di lodevole attività professionale forense (a questo proposito non risulta che si sia mai levata alcuna sommossa da parte dell'Avvocatura a tutela della dignità degli Avvocati!); in ogni caso, l'introduzione del paventato esame avrà l'effetto di creare una vera e propria lobbie di Avvocati cassazionisti con varie inevitabili ripercussioni assai discutibili
- sull'esigenza di interpellare le Giurisdizioni superiori (dal numero degli idonei dipenderà infatti la quantità dei potenziali ricorsi o controricorsi e dunque il numero dei soggetti potenzialmente assistibili, a meno che l'Avvocato non metta al lavoro altri professionisti non abilitati, limitandosi a dare istruzioni e ad apporre la prorpia firma sugli atti occorrenti),
- sulla necessità di assecondare la richiesta di Giustizia dei Cittadini (parte dei quali farà certamente fatica a trovare assistenza per i Giudizi di Cassazione ed un'altra parte forse non riuscirà nemmeno nell'intento),
- sul costo della relativa prestazione legale (secondo la legge della domanda e dell'offerta, si verrebbe infatti a determnare una situazione inevitabilmente inflattiva in cui l'Avvocato abilitato avrà buon gioco nel chiedere compensi sempre più elevati e selezionare così i Clienti anche in ragione della loro maggiore propoensione economica);
5) in quinto luogo, pur prendendo atto che le regole previste, ad esempio, per le specializzazioni hanno valenza meramente facoltativa, è ragionevole presumere che si verificheranno le seguenti conseguenze:
- si determineranno situazioni di grave disparità fra coloro che possono agevolmente (per condizini logistiche, economiche, organizzative od altro) partecipare ai relativi corsi e dunque fregiarsi del titolo e confidare su una clientela più selezionata ed appetibile in danno degli altri, indipendentemente da qualunque confronto sul piano professionale (tanto per esemplificare, un dirigente d'azienda che conosce un ottimo Avvocato, adatto a trattare una determinata materia ma privo del relativo titolo di specializzazione, preferirà un'altro Avvocato munito del titolo per evitare di doversi assumere in futuro qualche responsabilità aggiuntiva di fronte al management);
- le vere capacità professionali individuali maturate autonomamente, pur potendo costituire un motivo di orgoglio qualificante per l'Avvocatura, non saranno valorizzate ed anzi risulteranno svilite dalla mancanza del titolo;
- il regime attualmente previsto è stato introdotto come mera "facoltà" per forzare un po' il sistema e rendersi così discretamente accettabile, ma ben potrà in futuro trasformarsi in vero e proprio obbligo per esercitare la professione in un qualunque settore del diritto e perfino costituire uno strumento maldestro per la selezione o lo sfoltimento degli iscritti all'Albo.
L'obiettivo di garantire all'Avvocato "libertà, indipendenza ed autorevolezza" attraverso il mantenimento ed il miglioramento della Sua qualificazione professionale (sottolineato dall'illustre Relatore Avv. Beniamino Migliucci) è certamente da condividere, ma la riforma in itinere, così come concepita, forse riuscirà a perseguirlo più nella forma dell'impianto normatvo che nella sostanza dei fatti; il ché sollecita tutti gli Avvocati ad una profonda riflessione su come si troveranno ad esercitare la professione forense domani, ma soprattutto su come potrebbero (rectius, dovrebbero) reagire adeguatamente oggi per esserci ancora domani!
Modilaut

sabato 2 gennaio 2010

Rendite finanziarie tassate al 5% (?!?)

Dal Sole 24 ore di oggi 02.01.2010 (pag. 4): "... verrà applicata per la prima volta un'aliquota di favore al 5% e non più al 12,50% sugli interessi delle obbligazioni bancarie collocate presso gli investitori privati con l'obiettivo di raccogliere fondi a sostegno degli investimenti etici e delle imprese del Mezzogiorno ...".
Siamo alle solite, dunque: chi ha i soldi e li investe, può approfittare di tassazioni ridottissime (5%) sul reddito di capitale costituito dai relativi interessi attivi; chi invece i soldi se li guadagna col proprio lavoro (autonomo o dipendente), è costretto a subire sul relativo reddito una tassazione esagerata (la pressione fiscale media attuale è stimata intorno al 42,50%; se si aggiunge l'incidenza dei vari tributi indetraibili per legge ed infine i contributi previdenziali ed assistenziali quella percentuale sale ad oltre il 65%).
La nostra Costituzione stabilisce, all'art. 1, che "l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" e, all'art. 35, che "la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni"; dipendente o autonomo, il Lavoro (e non la speculazione finanziaria) è un elemento essenziale e fondante della nostra Italia e perciò deve essere incoraggiato e valorizzato.
Di conseguenza, se deve essere individuata una categoria di redditi che merita di avere un trattamento fiscale privilegiato, essa non può che essere quella dei redditi di lavoro dipendente o autonomo (da estendere anche a quella parte del reddito d'impresa che, per le particolari caratteristiche organizzative, può essere ricondotto al lavoro del titolare). Il limite massimo di una tassazione accettabile per i redditi di lavoro è individuabile nel 20%; sarebbe un modo certamente efficace per ridare impulso all'intraprendenza delle tante Persone operose di questo Paese e creare occasioni di occupazione anche per i giovani che potrebbero dare libero impulso alla loro creatività proponendosi sul mercato anche con nuove attività ed abbandonando il miraggio del posto fisso.
Modilaut

sabato 19 dicembre 2009

Seguito del brano "chi nion è un evasore ... scagli la prima pietra"

Nell'esemplificazione del monoreddito che nel 2008 ha dichiarato € 25.000,00 e con esso ha sostenuto il mutuo e mantenuto la famiglia sono doverose alcune precisazioni:
1) tenuto conto delle imposte gravanti sul reddito (€ 6.150,00) e delle detrazioni fiscali per coniuge e figli a carico, per la produzione del reddito di lavoro e per gli intressi passivi sul mutuo (€ 4.083,00) , l'esborso tributario complessivo ammonterebbe ad € 2.067,00;
2) tolte dal reddito di € 25.000,00 le tasse dovute e le rate del mutuo ed aggiunti gli assegni familiari non soggetti a tassazione (€ 1.618,00), la disponibilità fnanziaria residua sarebbe di € 24.551,00, pari ad € 2.046,00 netti al mese;
3) per chi ha la responsabilità di una famiglia con questo reddito certamente non ha da scialare, ma può mantenere comunque un regime di vita dignitoso, rinunciando magari ad abitudini più dispendiose (come la discoteca, l'aperitivo con gli amici, le settimane bianche ed altre spese voluttuarie) senza grossi sacrifici;
4) paradossalmente la situazione emergente dal redditometro non evidenziarebbe profili di evasione se nella medesima situazione il Contribuente sostenesse un costo di locazione di € 750,00 al mese al posto della rata del mutuo.
Lo scopo dell'esemplificazione, che per la verità riguarda molte più persone di quanto si creda che quotidianamente tribolano e fanno veramente fatica ad arrivare alla fine del mese privandosi di qualunque sfizio, è stato comunque quello di evidenziare assurde sproporzioni di uno strumento accertativo che alla fine finsce per colpire non i veri evasori che sciupano i loro ingenti danari in spese voluttuarie pagate per contanti (viaggi, crocere, alberghi, ristoranti, casinò, abibigliamenti firmati, noleggi di auto di lusso, locali e circoli esclusivi, ...), ma solo le persone comuni che con sacrificio tentano di assicurare alla prorpia famiglia i beni essenziali ed una vita dignitosa.
Per il resto, è certamente giusto combattere il fenomeno dell'evasione tributaria che danneggia tutti e soprattutto le fasce sociali più deboli, ma gli strumenti usati dal Fisco debbono essere adatti allo scopo e debbono essere utlizzati con un minimo di saggezza.
A buon intenditor ...
Modilaut

venerdì 4 dicembre 2009

Chi non è un evasore ... scagli la prima pietra

In un intervista sul Sole 24 Ore di Mercoledì 02.12.2009 il Direttore Centrale dell’Agenzia delle Entrate Luigi Magistro esulta per i risultati dell’azione di accertamento del 2009 che avrebbero sforato prima del tempo l’obiettivo prefissato e riferisce in particolare che l’applicazione del redditometro a circa n. 15.500 Contribuenti avrebbe consentito un recupero d’imposte medio di € 15.400,00 per ciascuno!
Evviva!
Sorge spontaneo un dubbio: si tratta di redditi realmente sottratti al Fisco o di redditi derivanti dall’applicazione delle solite presunzioni legali di evasione?
Proviamo ad indagare e prendiamo il caso di un Contribuente con moglie casalinga ed un paio di figli a carico (cioè una famiglia-tipo) che per l’anno 2008 ha guadagnato e tassato € 25.000,00 e che possiede un’autovettura a gasolio di 1600 c.c. (HP 17) immatricolata nel 2005 ed una casa di proprietà di mq 100,00 a Macerata acquistata nel 2007 accendendo un mutuo a tasso fisso per il quale paga una rata mensile di € 750,00: secondo il redditometro per l'anno 2008 avrebbe dovuto dichiarare ben € 46.639,00 e perciò avrebbe evaso un maggior reddito di € 21.639,00!
Il calcolo effettuato sulla base dell’apposita tabella che valorizza la sua capacità di reddito con riferimento all’anno 2008 è il seguente:
per l’abitazione
tariffa di € 22,59/mq x 100,00 mq = € 2.259,00 + n. 12 rate annuali del mutuo per € 9.000,00 = € 11.259,00 x coefficiente 3 dell’abitazione principale gravata di mutuo = € 33.777,00
per l’autovettura
tariffa fino a 16 HP € 3.660,02 + 1 HP € 309,67 = € 3.969,69 x – 10% di riduzione per il terzo anno dall’immatricolazione = € 3.572,72 x coefficiente 6 dell’autovettura diesel = € 21.436,32 x – 40% per la riduzione del secondo valore calcolato = € 12.861,80
totale accertabile € 46.638,80
E’ proprio il caso di dire che “non è tutt’oro quel che luppica”!
Sempre lo stesso Contribuente, se fosse stato più ricco e non avesse dovuto ricorrere al mutuo per acquistare l'abitazione, secondo il redditometro nel 2008 avrebbe dovuto dichiarare un reddito di soli € 21.898,00 che sarebbe perfettamente compatibile col reddito dichiarato.
In sostanza, per il Fisco italiano il Contribuente meno fortunato che deve avvalersi di un mutuo per acquistare la propria abitazione è un evasore, mentre quello più fortunato che i soldi ce li aveva già è fiscalmente onesto. Mah!?!
Modilaut

domenica 15 novembre 2009

Appello per il lavoro

Ieri (14.11.2009) la C.G.I.L. ha organizzato una grande manifestazione di protesta a Roma per contestare la politica del Governo: <<... la crisi non è passata per i lavoratori, per i precari e per i pensionati ...; per loro ... la valanga è arrivata: ... è fatta di mobilità, di ristrutturazioni, di licenziamenti di precari che vanno a casa senza copertura e senza futuro ...>> ha tuonato Guglielmo Epifani, invitando a fare fronte comune anche gli altri due grandi Sindacati C.I.S.L. e U.I.L..
Nelle stesse condizioni, ahinoi, si trovano anche tanti Lavoratori Autonomi che potrebbero essere preziosi Datori di Lavoro; di essi però non si preoccupa nessuno e quando si è lasciati soli ad affrontare il proprio difficile e buio destino ... la disperazione rischia di prevalere con conseguenze imprevedibili e drammatiche.
Proprio per questo riceviamo e rigiriamo il seguente accorato appello: <<… Ho 55 anni, sono un lavoratore autonomo da più di 15 anni con partita IVA ed opero nel settore della progettazione di layout, esecutivi e ciclo produttivo di manufatti di ceramica sanitaria industriale; parlo anche inglese e russo e sono disposto a trasferirmi ovunque nel mondo. Dall'inizio dell'anno non trovo più lavori; l'ultima fattura risale al marzo scorso. Non lavorando non posso pagare tasse (e va bene) né contributi per la pensione (e va male), non porto a casa soldi per la famiglia e il mutuo casa (e va malissimo); non ho ammortizzatori sociali e non posso andare in pensione perché mi mancano ancora 10 anni. Da 8 mesi non vedo un euro e sto esaurendo i risparmi ... Sono disperato e non so più cosa fare!?! …>>. Per Chiunque fosse interessato disponiamo di un ricco curriculum e dei dati personali (info: “seri.manuel@libero.it”).
Anche aiutando Chi lavora in proprio si può offrire un utile contributo alla ripresa dell'economia. Basta fare gli "struzzi" per non voler vedere che il "Lavoro" è un diritto di tutti, sia dei Lavoratori Dipendenti che lo svolgono per il prioprio Datore, sia dei Lavoratori Autonomi che lo svolgono per sé e che, grazie alla Loro intraprendenza, lo creano anche per gli Altri!
Modilaut

domenica 8 novembre 2009

Definizione delle liti fiscali pendenti in Cassazione

Il Governo ed il Parlamento stanno lavorando all'idea di varare una definizione delle liti di natura tributaria pendenti davanti alla Corte Suprema di Cassazione per sfoltire l'enorme carico di processi della Sezione V Civile ad esse dedicata; con ciò si offrirebbe ai Contribuenti la possibilità di concludere un processo che normalmente, quando è soccombente l'Ufficio finanziario, attrraversa tutti i gradi di Giudizio esperibili perché tanto paga sempre "Pantalone" anche quando c'è condanna alle spese (i soldi per pagare infatti mica li tirano fuori i responsabili degli Uffici finanziari, ma lo Stato che poi se li riprende dai Contribuenti!).
Prima osservazione.
Se il Contribuente ha già vinto due gradi di Giudizio, perché dovrebbe pagare proprio Lui un "pizzo" del 5% (o quel che sarà stabilito) per impedire all'Ufficio finanziario di presentare ricorso davanti alla Corte di Cassazione o di proseguire un processo già itrapreso?!? Ma come ragionano questi Politici? Hanno forse frequentato un corso di formazione alla "Cupola"?
Seconda osservazione.
Se davvero si vuole sfoltire il contenzioso tributario, bisognerebbe introdurre il divieto di appello per gli Uffici finanziari; essi infatti svolgono una potestà pubblica ed attraverso l'emissione dei Loro atti di accertamento esercitano una pretesa economica (tributi + sanzioni) provvisoriamente esecutiva (almeno entro un certo limite pari alla metà o ad un terzo a seconda dei casi) nei confrionti del Contribuente che dovrebbe essere valida, legittima e fondata sin dal principio; quando un Giudice la boccia, dovrebbe semmai insorgere la responsabilità per danno erariale del Funzionario che ha lavorato la pratica e prodotto l'accertamento e non tradursi in un ulteriore aggravio di costi di difesa per il Contribuente che deve affrontare il Giudizio d'appello e poi quello di legittimità, sempre per iniziativa dell'Ufficio finanziario soccombente (Quest'ultimo infatti difficilmete abbandona la controversia perché tanto, alla fine, anche in caso di definitiva sconfitta e di eventuale condanna alle spese, i Suoi Operatori rimangono sempre impuniti ed a rimetterci è sempre solo lo Stato e dunque i Contribuenti!)
Terza osservazione.
Per sfoltire il grave sovraccarico processuale la Corte di Cassazione ha già i suoi sistemi perché ha a disposizione l'istituto della inammissibilità dei ricorsi per vizi del "quesito di diritto": l'art. 366-bis c.p.c. infatti, nonostante sia stato recentemente abrogato per gli effetti devastanti che ha prodotto dalla sua entrata in vigore (era il 02.03.2006), continua a mietere le sue vittime; si tratta di una norma di una vaghezza tanto ampia ed assurda che può essere interpretata dai Supremi Giudici nei modi incontrollatamente più disparati, cavillosi ed equivoci e che dunque ben si sta prestando a legittimare censure basate troppo frequentemente su incredibili vizi di formulazione del quesito di diritto adatti a far dichiarare l'inammissibilità del ricorso; in questo modo viene vanificato in un battibaleno e con estrema leggerezza ogni impegno, anche giuridicamente pregevole, profuso dagli Avvocati nell'elaborazione delle proprie difese, gettando un'ombra di incompetenza o inaffidabilità sulle loro rispettossime carriere professionali. A guadagnarci sono soltanto i Supremi Giudici che possono approfittare di questo escamotage per evitare di dover affrontare la sostanza delle questioni Loro sottoposte ed eliminare rapidamente, senza alcun impegno di tempo né di intelletto, un gran bel numero di processi; a perderci sono gli Avvocati che mettono a repentaglio la loro professionalità, dignità e salute psichica e i Cittadini (soprattutto i Contribuenti, visto che i processi tributari davanti alla Coret di Cassazione sono quelli quantitativamente più numerosi) a cui viene sostanzialmente denegata la Giustizia.
Modilaut

venerdì 16 ottobre 2009

Si può avere fiducia nella Giustizia?

Questa è davvero sconcertante!!!
Come Tutti saprete, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si riuniscono quando occorre dirimere i contrasti giurisprudenziali che sorgono quando le sue varie Sezioni decidono in modo diverso sulle stesse questioni: questo può accadere perché i vari Collegi sono formati da Giudici diversi che nella loro autonomia, dopo essersi confrontati a fondo, ben possono pervenire a conclusioni non sempre coincidenti con quelle raggiunte da altri Collegi. Fin qui non c'è niente di strano; è la conseguenza della relatività del diritto e della libertà di interpretarlo.
E' capitato però che recentemente le Sezioni Unite della Cassazione abbiano emesso nello stesso periodo due decisioni diametralmente opposte sulla stessa questione (vedi le Sentenze n. 15047 e 15031 del 26 Giugno 2009) nonostante il Collegio fosse presieduto dallo stesso Presidente Dott. Vincenzo Carbone.
Come è possibile che due questioni identiche (riguardanti entrambe l'individuazione del Giudice - Commissione Tributaria o Tribunale ordinario - competente a decidere sulla controversia tra il sostituto d'imposta, che deve operare la ritenuta fiscale, ed il sostituito d'imposta, che la deve subire) siano state dibattute nello stesso periodo e davanti allo stesso Presidente con lo scopo di stabilire una volta per tutte la soluzione giusta e siano state raggiunte due pronunce così contrastanti?
Ma come si svolgono le udienze davanti al Supremo Collegio? Le questioni vengono discusse collegialmente o no? Chi decide realmente?
E' legittimo che possa sorgere più di qualche dubbio in proposito!
Adesso come dovranno comportarsi quei poveri "Cristi" (specialmente gli Avvocati) che debbono iniziare un Giudizio per i loro Clienti e che si trovano a dover decidere a quale Giudice rivolgersi?
Come può la Gente avere fiducia nella Giustizia di fronte a questi episodi?
Chi pagherà le conseguenze delle gravissime incertezze che proprio il massimo vertice della Magistratura ha contribuito così autorevolmente ad alimentare?
Modilaut