sabato 12 ottobre 2013

Le preoccupazioni di uno Stato "servo"

Non passa giorno senza leggere di imminenti “manovrine” necessarie per recuperare soldi ed arginare gli sforamenti di bilancio: rimodulazione delle aliquote IVA, introduzione di nuove accise, interventi sugli acconti delle imposte, … e chi più ne ha più ne metta; qualche ipotesi di dismissione patrimoniale a favore della Cassa Depositi e Prestiti (praticamente tutto rimarrebbe in casa); timidissimi interventi di taglio alle spese.
Anche le pietre hanno ormai capito che ogni Euro sottratto ai Cittadini ed alla circolazione del danaro è un aiuto alla recessione che di questo passo è destinata a progredire seminando povertà e disperazione. Bisogna avere perciò il coraggio di cambiare radicalmente rotta: lo Stato deve smetterla di comportarsi come un servo preoccupato di assecondare le richieste del padrone e anche a costo di calpestare la propria dignità.
Visto che si è privato della propria sovranità monetaria, che è costretto a prestarsi i soldi dalle banche per funzionare e che non può ridurre le entrate tributarie perché deve pagare i propri debiti, lo Stato abbia almeno il buon senso di non reprimere l’intraprendenza dei suoi Cittadini, di sgravare i Contribuenti dall’ossessione di un fisco deprimente che scoraggia la spesa e frena la circolazione del danaro, di lasciar liberare a vantaggio della ripresa economica le ingenti risorse finanziarie congelate nei forzieri privati.
E’ ormai divenuto improcrastinabile adottare per qualche anno una tregua fiscale nell’applicazione degli strumenti presuntivi più devastanti (spesometro, redditometro, studi di settore e indagini bancarie), aumentare significativamente la soglia del contante spendibile, agevolare il rientro dei capitali finanziari giacenti all’estero ed il riversamento nel circuito bancario di quelli giacenti improduttivamente sul territorio. In una situazione economica disperata come quella attuale, è meglio tollerare gli effetti positivi del cd. “sommerso interno”, che comunque alimenta la produzione della ricchezza, incrementa il gettito nei vari passaggi, favorisce l’occupazione, sgrava gli oneri dell’apparato assistenziale pubblico, riduce in generale la spesa pubblica per effetto della proliferazione dell’iniziativa privata. Finiamola di voler essere “bigotti” a tutti i costi e di perseverare nel fare del male agli Italiani e ai tanti Giovani ai quali viene pregiudicato il futuro trasformandoli in emigranti del terzo millennio dopo averli cresciuti, istruiti e formati!
La lotta all’evasione, seppur necessaria, deve essere prima di tutto giusta e non basata su atti di prepotenza lasciati alla discrezionalità dell’Amministrazione finanziaria e troppo spesso avallati da una Giurisprudenza di legittimità spregiudicatamente pro-fisco; in secondo luogo, deve svolgersi con criteri e metodi rispettosi della dignità e dei diritti fondamentali dei Cittadini che non possono essere considerati evasori fino a prova contraria; in terzo luogo, deve essere percepita come reazione dell’ordinamento legittima e proporzionata rispetto alle violazioni rilevate che non trasformi il trasgressore in vittima di intollerabili soprusi accertativi; infine, deve cominciare nelle scuole di ogni ordine e grado educando all’adempimento dei doveri civici ispirati ai nobili sentimenti della solidarietà sociale necessaria per il bene della collettività. Tutti principi certamente facili da enunciare e neppure difficili da applicare quando le scelte politiche sono guidate dal bene dei Cittadini e non dal rimpinguamento delle casse pubbliche.
Uno Stato deve prima di tutto preoccuparsi di farsi apprezzare dal Suo Popolo che deve essere orgoglioso di farne parte; con lo stesso orgoglio può poi relazionarsi efficacemente nei rapporti sovranazionali, senza però sacrificare mai la pelle dei propri Cittadini … a nessun costo!
Modilaut

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