mercoledì 16 novembre 2011

Patrimoniale o ICI sulla prima casa? Questo sarà il dilemma!

Infervorarsi sulla possibilità che venga introdotta una "patrimoniale" sui valori (immobiliari, mobiliari, finanziari, ...) posseduti dagli Italiani come se fosse chissà quale novità significa volersi nascondere la realtà; siamo infatti già sottoposti da tempo a tributi di vario genere che, nella sostanza, hanno quella natura: ad esempio, per citare i più noti e diffusi, l'ICI che grava sul possesso dei beni immobili di qualunque genere (per ora fa eccezione solo la prima casa) (art. 1 del D.Lgs. 504/1992), le Imposte di Bollo recentemente aumentate e rimodulate sulle comunicazioni degli intermediari finanziari (banche, poste, ...) riguardanti i depositi di titoli dei risparmiatori (art. 23 c. 7 del D.L. 98/2011), l'IRPEF sui redditi fondiari "virtuali" che si deve assolvere anche se sfitti (dunque improduttivi di qualunque arricchimento) (artt. 25 ss. del D.P.R. 917/1986), la TARSU che si applica anche sulle superfici coperte e scoperte libere oggettivamente improduttive di rifiuti (art. 62 del D.Lgs. 507/1993), .... Si tratta di tanti prelievi di carattere tributario imposti a tutti i Cittadini per il solo fatto che possiedono quel tipo di beni, anche se non conseguono alcun reddito, anche se sono il frutto di anni di sacrifici o di risparmi derivanti dal conseguimento di redditi già tassati, anche se sono stati semplicmente ereditati o ricevuti in donazione ... e nessuno ha mai protestato!
Certo è che ipotizzare oggi un ritorno dell'ICI sulla prima casa è un motivo di preoccupazione in più per i tanti Italiani che vanno avanti con fatica e che magari non riescono ad arrivare a fine mese: in un momento in cui i guadagni si riducono o addirittura vengono a mancare, il costo della vita e del mantenimento di una famiglia aumenta sensibilmente, i risparmi si assottigliano, i finanziamenti sono difficilissimi da ottenere, le prospettive per il futuro (almeno quello più prossimo) non rassicurano, un ulteriore prelievo anche solo di qualche centinaio di euro potrebbe avere effetti piuttosto pesanti; se poi si considera che saranno rivalutate anche le rendite catastali (forse un +25%?) sui cui si calcola la relativa base imponibile, il prelievo è destinato a lievitare in brevissimo tempo.
Per quanto riguarda la patrimoniale a carico dei ricchi invece, siccome dovrebbe riguardare grandi valori, come al solito si pensa che la questione riguardi solo gli altri e pochi eletti, trascurando il fatto che possedere delle ricchezze mobiliari o immobiliari non è affatto sinonimo di evasione tributaria o accumulo illecito; anzi, fino a prova contraria, si dovrebbe ritenere che ognuno possiede il frutto di leciti e legittimi guadagni che hanno già scontato la tassazione cd. redistributiva, assolvendo con ciò al proprio dovere di solidarietà sociale (art. 2 Cost.) e pertanto qualsiasi ulteriore prelievo forzoso è sostanzialmente ingiusto. L'introduzione di una patrimoniale, così come da più parti adombrata, sembra dunque piuttosto assumere i connotati di una tassa basata sull'invidia o, cosa ancor più grave, una tassa basata sulla presunzione di pregressa evasione: chi possiede tanto non può essere che l'ha accumulato virtuosamente, per cui la patrimoniale rappresenta una sorta di parziale restituzione; il ché sarebbe (anzi, è) palesemente iniquo e inaccettabile. Oltretutto, bisogna considerare che, stando alle statistiche, in Italia la ricchezza significativa sarebbe concentrata in una quota di popolazione piuttosto bassa (intorno al 10%); l'introduzione di una patrimoniale potrebbe dunque avvenire solo in due modi: accentuando l'importo del prelievo o abbassando il limite di applicabilità; siccome è impensabile che la tassazione assuma consistenze espropriative (non è detto infatti che chi possiede il patrimonio abbia necessariamente anche la liquidità per fronteggiare l'esborso, né può essere costretto a vendere una parte delle proprie ricchezze per assolvere all'obbligo tributario specie in un periodo in cui le contrattazioni sono ridotte all'osso ed avvengono al ribasso), è inevitabile che la soglia si dovrà abbassare fino a ricomprendervi una larga fetta di popolazione, inclusa quella che oggi esulta per la patrimoniale sui ricchi.
Entrambe le ipotesi sono perciò da scartare con irremovibile fermezza perché sottraggono risorse essenziali ed importanti per lo sviluppo dell'Italia, destinandole al ripianamento (ipotetico) di un debito pubblico esagerato che è destinato a permanere immutato fintantoché non torna a crescere il prodotto interno lordo ed il gettito ad esso collegato: la nostra economia è basata sugli scambi, cresce se aumenta la spesa per gli investimenti e per i consumi, presuppone che la Gente lavori, guadagni ed utilizzi quei danari sia per incrementare i depositi in banca da trasformare in servizi di finanziamento a sostegno dell'intraprendenza, sia per alimentare i consumi interni che producono ricchezza ad ogni passaggio. In questo processo, ogni risorsa in più inghiottita dal buco nero dell'apparato statale esaurisce la sua funzione principale, non produce più ricchezza, deprime l'operosità e la voglia di lavorare e provoca povertà su povertà. 
Identico effetto, in momenti di grave recessione come quello attuale, lo provoca l'ossessionante ingerenza del Fisco nella sfera economico-patrimoniale-finanziaria dei Contribuenti con la fissazione di limiti assurdi all'utilizzo del danaro contante, con il monitoraggio delle varie spese sostenute (polizze assicurative, acquisti immobiliari, ristrutturazioni o manutenzioni straordinarie, utenze energetiche e telefoniche, frequenze scolastiche, viaggi, investimenti in titoli, carte di credito, ...), con l'intrusione nei rapporti bancari e finanziari di qualunque genere, con l'utilizzo a fini accertativi di ricostruzioni di presunti imponibili fiscali basati su pretenziose elaborazioni matematico-statistiche (studi di settore e redditometro), con la sistematica introduzione di presunzioni legali a favore dell'Erario che impongono ai malcapitati la prova contraria (spesso impossibile da offrire).
In conclusione, esiste un solo sistema per favorire lo sviluppo dell'Italia nella difficile situazione attuale: bloccare la pressione fiscale ed accantonare qualunque proposito di ulteriore tassazione, liberare le risorse finanziarie esistenti incentivando l'impiego del danaro in tutte le sue forme ed applicazioni lecite, facilitare e premiare l'intraprendenza e l'operosità della Gente retituendogli il gusto per il proprio lavoro, cessare immediatamente la campagna mediatica ossessionante contro l'evasione tributaria, svolgere le attività di controllo fiscale in modo serio, mirato e rispettoso della situazione e della dignità dei Contribuenti ricercando e ricostruendo materia imponibile vera ed effettiva e non basata su presunzioni legali assurde ed inaccettabili per raggiungere il budget accertativo annualmente assegnato.
Modilaut

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