domenica 16 settembre 2012

Auto nuova? Un suicidio fiscale!|


Il Governo incalza la Fiat perché chiarisca i suoi piani industriali che sembrano incompatibili con una sorta di patto con l’Italia che sarebbe avvenuto ad alto livello. Giusto! La Fiat per decenni ha ricevuto il sostegno dello Stato, anche in considerazione della Sua rilevanza come impulso e traino della produzione interna riferibile a tutto l’ampio indotto e della connessa occupazione; ora deve però chiarire quali saranno le prossime strategie industriali soprattutto per verificarne gli effetti sull’economia e sul lavoro del nostro Paese, … anche se gli affari non vanno molto d’accordo con esigenze di solidarietà sociale o di politica, ma rispondono a logiche di mercato condizionate dal profitto e si orientano là dove si profilano le migliori opportunità speculative.
L’occasione offre però lo spunto per chiarire un aspetto già trattato in modo un po' generico in un precedente intervento (“www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/09/recessione-inarrestabile.html”) laddove la recessione interna è stata collegata alla “caccia” a chi spende per perseguire con efficacia la lotta all’evasione tributaria. L’acquisto di un auto è l’esempio migliore che può aiutare a capire l’effetto devastante provocato anche al mercato interno delle auto dagli strumenti presuntivi messi in campo dal Legislatore ed utilizzati in maniera (sia pur legalmente) anomala dagli Uffici finanziari con lo scopo di scovare nuova materia imponibile, incrementare il recupero di gettito e speculare sui trattamenti premiali incentivanti.
Ipotizziamo una situazione tipo abbastanza frequente di un contribuente, lavoratore dipendente residente in una località delle Marche, con un reddito annuo di € 30.000,00 ed una casa di abitazione di mq 80 per la quale paga una rata annuale di mutuo di € 7.200,00; se alla fine del Marzo 2008, utilizzando i propri risparmi pluriennali avesse acquistato una autovettura nuova Fiat Bravo 1.600 c.c. a gasolio (120 CV) al prezzo di € 20.000,00 (in sostituzione di un’altra auto ormai troppo vecchia da rottamare), la sua posizione nei confronti del Fisco risulterebbe la seguente:
•  applicando lo “spesometro” (cfr. art. 38 c. 4 del D.P.R. 600/1973 secondo cui “l’ufficio … può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salvo la prova contraria che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta …”), poiché nell’anno 2008 ha effettuato spese per almeno € 27.200,00 (€ 20.000,00 relative all’acquisto dell’auto ed € 7.200,00 relative al rimborso di n. 12 rate del mutuo sulla casa) che vanno ad aggiungersi a quelle per utenze varie (luce, gas, acqua, telefono, …), assicurazioni, tributi e quant’altro delle quali in Fisco ha diretta conoscenza attraverso la consultazione della sua posizione nell’Anagrafe Tributaria, il nostro Contribuente sarebbe già al limite della situazione di anomalia per aver eroso tutto il suo redito annuale senza considerare la quota destinata al suo mantenimento (alimenti, vestiario, carburante per l’auto, svago, …) e potrebbe essere chiamato dal Fisco a dimostrare dove ha preso il danaro necessario per campare;
• applicando il previgente (ma ancora vigente) “redditometro” (cfr. art. 38 c. 5 del D.P.R. 600/1973 secondo cui “… la determinazione sintetica può essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva …”, in procinto di essere sostituito con un nuovo modello abbastanza simile concettualmente a quello degli studi di settore basato sull’analisi statistica di situazioni tributarie riferite a contribuenti ritenuti astrattamente virtuosi), il suo reddito complessivo per il 2008 risulterebbe di € 38.315,13 (sulla base dei valori e dei coefficienti reddito metrici rielaborati a norma degli aggiornamenti disposti con Provvedimento n. 20996 dell’11-02-2009 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate), pari alla somma di € 27.021,60 per il possesso dell’abitazione e di € 11.293,53 per il possesso dell’autovettura rapportato a 9 mesi, e per il 2009 di € 42,079,64 (influenzato a rialzo per il possesso dell’autovettura rapportato a 12 mesi); in tal caso risulterebbero soddisfatte anche le due condizioni dello scostamento in almeno due periodi d’imposta su tre e della differenza fra il dichiarato e l’accertato superiore al 25% del dichiarato (secondo le regole previgenti) ovvero l’unica condizione della differenza fra il dichiarato e l’accertato superiore al 20% del dichiarato (secondo le regole vigenti);
in entrambi i casi l’Ufficio finanziario è legittimato ad agire nei confronti del suddetto Contribuente scegliendo il criterio accertativo che preferisce e e dal quale si attende il miglior risultato, senza minimamente considerare la sua storia tributaria e la sua presumibile capacità di risparmio perché il fine della lotta all’evasione giustifica i mezzi utilizzabili (compresi i risultati del redditometro, incontestabili nel merito del computo).
I “benpensanti” a questo punto direbbero che il nostro Contribuente, se virtuoso, non ha nulla da temere perché potrà dimostrare di aver utilizzato risorse derivanti “… da redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta …” o da “… redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile” (cfr. art. 38 c. 4 del D.P.R. 600/1973); facile a dirsi, ma molto meno a farsi, specie quando hai davanti qualcuno che maliziosamente è convinto che sei un evasore per presunzione di legge, che esige la produzione di documenti specifici sempre mancanti di qualcosa, che pretende anche pretestuosamente prove impossibili da fornire, che col suo accertamento deve contribuire al raggiungimento del budget da parte del suo Ufficio ed alla maturazione dei connessi trattamnti economici incentivanti!
Provare per credere!
Se poi nella famiglia del malcapitato c’è qualcuno che ha la partita IVA e serve esibire qualche estratto conto per dimostrare la legittima provenienza delle risorse utilizzate, la situazione si complica a dismisura: l’Ufficio finanziario si avvia subito le indagini finanziarie per poter approfittare delle assai più proficue presunzioni legali che Gli consentono di accertare come maggiori ricavi tassabili non solo gli eventuali accreditamenti sui conti privi di una adeguata giustificazione documentale, ma addirittura gli addebitamenti sui conti, costringendo il contribuente ad una defatigante ed onerosa richiesta alle banche di copia fronte/retro degli assegni emessi (minimo € 3,50 per ogni fotocopia), un altrettanto destabilizzante recupero di estratti conto bancari (anch’essi estremamente costosi) e di rendiconti relativi all’utilizzo delle carte di credito (normalmente, dopo sei mesi, nessun gestore rilascia più duplicati) ed infine una forsennata ricerca di bollette, ricevute, fatture e quant’altro (gli scontrini fiscali peraltro non servono a nulla perché non recano l’indicazione del codice fiscale di chi ha sostenuto la spesa). Alla fine di questa sconcertante tortura manca sempre molto di ciò che serve e la vicenda trova il suo epilogo in un bell’accertamento molto più gravoso di quello che sarebbe derivato dallo spesometro o dal redditometro, difficile (per non dire impossibile) da contrastare in sede giudiziale ed estremamente oneroso da definire anche attraverso l’utilizzo degli strumenti deflattivi alternativi (acquiescenza o adesione o conciliazione): una operazione di vera e propria pirateria legale che si conclude con un esproprio in danno del malcapitato Contribuente e probabilmente con la prenotazione di un lungo trattamento psicoterapeutico per recuperarlo dalla depressione.
Quanto precede per dimostrare come l’acquisto di un’autovettura nuova, anche solo di media cilindrata, possa avere effetti devastanti per gli ignari contribuenti che, se si informano preventivamente, lo evitano oppure si accontentano di un buon usato a buon mercato. Allora, forse dovrebbe essere la Fiat a chiede al nostro Governo che cosa intende fare per evitare di scoraggiare ulteriormente l’acquisto delle auto nuove nonostante le intriganti offerte attuali e magari aggiustare meglio il patto evocato dal Ministro Passera!
In ogni caso, vale la pena di ricordare che quelli riferiti nel presente intervento sono gli effetti della tanto sbandierata lotta all’evasione che, applicando stime e presunzioni elaborate in maniera del tutto teorica, continua ad enfatizzare l’altissima propensione dei contribuenti all’occultamento degli affari e dei redditi da anni attestata intorno ad € 275.miliardi nonostante i gravissimi strumenti investigativi introdotti nel corso degli ultimi cinque anni, il potenziamento dell’apparato dell’organizzazione fiscale e la preoccupante recessione in atto da tempo con conseguente contrazione dei consumi e degli investimenti e dunque degli affari e dunque dei tributi correlati. Si tratta solo di un grande imbroglio speculativo!
Che cosa si deve ancora verificare prima che la Gente apra gli occhi e reagisca compatta a questi intollerabili soprusi?
Modilaut

venerdì 14 settembre 2012

Recessione inarrestabile!


Avevamo già segnalato in precedenti interventi (“www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2011 /12/una-manovra-ragionieristica-per.html” e “www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/06/ manovra-per-la-crescita-con-handicap.html”) l’effetto recessivo delle manovre Monti sulla situazione economica ed occupazionale di per sé già piuttosto grave, nonostante le ancor più gravi reticenze dei politici, ma guai a contraddire le scelte del governo tecnico salvifico: sono stati sufficienti http://www.chicago-blog.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gifgli slogan con cui sono stati annunciati i vari interventi normativi (“salva Italia”, “cresci Italia”, …) per illudere tutti e spingere l’Italia nel baratro. Forse sul piano internazionale è stata ricreata una immagine più degna e qualche buon risultato è stato recentemente ottenuto anche in ambito europeo, ma il prezzo imposto agli Italiani è esagerato e nemmeno giustificato.
Nel mercato interno la flessione dei consumi e dunque della produzione e dunque dell’occupazione è preoccupante e non è certamente destinata a migliorare, visti anche gli annunci sulla ulteriore limitazione dell’utilizzo del danaro contante rispetto a quella attuale di € 999,99 che ha già prodotto effetti negativi (l’idea sarebbe quella di rendere obbligatoria la moneta elettronica per tutte le spese superiori ad € 50,00), la “caccia” a chi spende (bliz nelle località turistiche con identificazione degli avventori, reiterati accertamenti nei confronti di chi guida auto di grossa cilindrata, trasmissione all’Anagrafe tributaria di tutte le operazioni transitate nei conti bancari o compiute agli sportelli o effettuate con moneta elettronica, segnalazioni di acquisti di beni e servizi per importi superiori ad € 3.000,00 …) e la continua minaccia di applicazione dello “spesometro” e del nuovo “redditometro” che stanno alimentando un clima poliziesco e piratesco in danno dei Contribuenti scoraggiando qualunque forma di investimento o di circolazione del danaro. La recente riforma del lavoro ha poi dato il colpo di grazia anche a quelle forme di occupazione ibride collocabili nelle varie collaborazioni con o senza partita IVA che, in tempi così difficili, creavano comunque opportunità di lavoro anche fra tantissimi giovani, sottraendoli all’ozio del bar o della strada; l’incertezza nella applicazione ed interpretazione delle varie complicatissime e ferraginose normative combinata con l’oppressione e l’ossessione fiscale scoraggia l’intraprendenza sia degli italiani, sia degli eventuali investitori esteri e deprime ogni iniziativa imprenditoriale.
Insistendo su questa strada, la speranza in una ripresa nel 2013 può considerarsi già da ora un sogno irrealizzabile. Non serviranno a nulla gli incentivi per favorire l’occupazione delle donne e dei giovani o gli investimenti produttivi, perché l’impresa assume o investe se e nella misura in cui cresce la spesa da parte dei consumatori e dunque deve incrementare la produzione. Non sono utili le facilitazioni per la costituzione di S.R.L. con un euro i capitale, perché illudono gli ingenui che dovranno poi fare i conti con la necessità di reperire comunque risorse finanziarie irrecuperabili. Non servono gli ncentivi ale spese di ritrutturazione immobiliare o di riqualificazione energetica per far ripartire l'edilizia, perché chi ne usufrisce dovrà giustificare al Fisco dove ha preso i soldi e si esporrà ad incredibili vessazioni accertative. Non è possibile confidare soltanto sulle esportazioni, perché esistono una miriade di imprese rivolte al solo mercato interno senza alcuna possibilità di riconversione.
In una situazione di grave recessione come quella attuale servono poche cose, ma precise ed essenziali: liberare le risorse finanziarie ancora esistenti nello Stato e possibilmente incentivare il rientro effettivo di quelle che sono state messe in fuga con le devastanti manovre estive del 2011 (è risaputo che nell’ottobre scorso in Svizzera erano esaurite le cassette di sicurezza delle banche e venivano addirittura prese in prestito quelle degli alberghi!); rimuovere il clima di controllo terroristico che ormai assilla i consumatori inducendoli a contrarre le loro spese e perfino a ritirare dalle banche i propri depositi; allentare la pressione fiscale su tutti i redditi derivanti dal lavoro (dipendente o autonomo non fa differenza); semplificare drasticamente le regole sia fiscali sia burocratiche in genere; eliminare le incredibili presunzioni di evasione che opprimono i contribuenti in maniera del tutto incontrollata e che legittimano il Fisco a compiere veri e propri atti di pirateria legale nei confronti dei malcapitati premiti con trattamenti economici incentivanti a favore dei suoi operatori; ridurre le spese improduttive dell’apparato istituzionale centrale e periferico, eliminare gli sprechi nelle spese di funzionamento dei vari Enti e negli investimenti pubblici e vendere il patrimonio inutilizzato.
Basta con i vuoti proclami! Basta con le ignobili rassicurazioni che contrastano con l’evidenza dei fatti! Basta con gli interventi normativi che complicano inutilmente la vita dei cittadini (ormai sudditi a pieno titolo!), li distolgono dalle loro ordinarie occupazioni, ne sviliscono l’operosità e l’intraprendenza e ne alimentano solo la sfiducia verso lo Stato e le Sue Istituzioni! Basta con politici e governanti iperpagati che non hanno la benché minima consapevolezza di quanto sia difficile (a volte quasi impossibile) tirare avanti senza opportunità o certezze di lavoro, derubati della passione per il proprio mestiere ed esposti alla mercé dell’ispettore di turno con licenza di predare per rimpinguare le casse erariali!

Modilaut

venerdì 13 luglio 2012

Giustizia ingiustamente cara!

Avevamo già segnalato in un precedente intervento ("www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/01/giustizia-sempre-piu-cara-e-ce-chi-se.html") come alcuni Uffici Giudiziari dal 1° gennaio 2012 stessero pretendendo indebitamente il pagamento del contributo unificato (sostitutivo dell'Imposta di Bollo, della Tassa di Iscrizione a Ruolo delle cause, dei Diritti di Cancelleria, ...) in misura maggiore (il 50% o il 100% in più!) di quella dovuta approfittando di una formulazione equivoca e maldestra dell'art. 28 c. 3 della L. 183/2011): con ciò Amministrazione della Giustizia ha incassato ingiustamente importi maggiorati (secondo le istruzioni delle varie Cancellerie) per le cause incardinate in grado di appello o davanti all Corte Suprema di Cassazione durante i primi sei mesi del 2012 (il 30.06.2012 scadeva l'impugnazione delle Sentenze interessate e cioè quelle pubblicate o depositate entro il 31.12.2011).
Fuori tempo massimo è risultato che avevamo ragione!
Con una Nota del Dipartimento della Giustizia diffusa il 05.07.2012 il Ministero della Giustizia ha informato di aver diramato una serie di istruzioni ai vari presìdi giudiziari precisando, fra l'altro, che la maggiorazione del contributo unificato si applica non a tutte le iscrizioni a ruolo delle impugnazioni in grado di appello o di legittimità effettuate a partire dal 01.01.2012 (come è accaduto praticamente in numerosi Uffici Giudiziari e davanti alla Corte Suprema di Cassazione), ma solo alle iscrizioni a ruolo di cause che riguardavano l'impugnazione delle Sentenze o degli altri provvedimenti decisori pubblicati o depositati a partire dal 01.01.2012 (. E' la conferma ufficiale tardiva che Qualcuno ha approfittato indebitamente degli aumenti disposti dalla Legge di Stabilità per il 2012 (art. 28 c. 1 della L. 183/2011) costringendo i Cittadini a sostenere un costo ingiustamente maggiorato per difendere il proprio diritto alla Giustizia!
Che problema c'é? Si potrebbe obiettare che le eccedenze indebitamente versate possono essere chieste a rimborso.
Manco per niente!
A parte l'ingiustizia in sé di aver dovuto subire una forma di tassazione maggiorata ingiusta proprio dall'Amministrazione della Giustizia per aver esercitato un diritto costituzionalmente garantito, bisogna sottolineare che non tutte le modalità di pagamento del contributo unificato consentono di poter ottenere il rimborso: coloro che hanno utilizzato il sistema "semplificato" del contrassegno telematico (una specie di francobollo adesivo rilasciato dai tabaccai e dalle altre ricevitorie dei generi di monopolio e di valori bollati), e sono la maggioranza per l'ovvia comodità dell'adempimento, sono esclusi dalla possibilità di domandare il rimborso per <<... l'impossibilità di individuare l'effettivo contribuente ...>> perché sul tagliandino non figura in nome della parte che lo ha richiesto! Di conseguenza, entro due anni dal pagamento (art. 21 c. 2 del D.Lgs. 546/1992) potranno chiedere il rimborso, soltanto coloro che hanno effettuato il pagamento in banca o alle poste utilizzando il Mod. F/23 o il bollettino di conto corrente fiscale (cfr. Min. Economia e Finanze, Circ. n. 33 del 26.10.2007) e, in caso di diniego o di silenzio-rifiuto, potranno attivare il contenzioso tributario davanti alle Commissioni Tributarie (pagando ovviamente un altro contributo unificato di pertinenza di quel Giudizio ed anticipando le relative spese difensive).
Evviva la Giustizia italiana!
A questo punto sarebbe interessante anche conoscere (il sistema telematico di controllo dei dati lo consentirebbe) a quanto ammonteranno le eccedenza dei contributi unificati che l'Amministrazione della Giustizia ha indebitamente incamerato e che non restituirà più: come al solito <<... chi ha dato, ha dato, ha dato, ... scurdammoce 'o passato, simmo 'e Napule paisà ...>> ("www.youtube.com/watch?v=0DLJNPEcMIY").
Modilaut

giovedì 5 luglio 2012

Grazie Monti!

In un periodo in cui la disoccupazione ha raggiunto il livello record del 10,1% con una incidenza sul comparto giovanile del 36,2% la novella disciplina del lavoro contribuirà certamente ad incrementare la folla degli inoccupati. E' la conseguenza inevitabile della presupponenza di chi non ha la più pallida idea di cosa significhi aver bisogno di trovare un lavoro, qualunque lavoro, purché si possa portare a casa qualche soldo.
Le incredibili misure restrittive sull'accesso al lavoro nelle sue varie forme determineranno una prevedibile contrazione delle opportunità offerte dai datori di lavoro che, non potendo rischiare di rimanere invischiati nelle presunzioni legali che trasformano di fatto i rapporti cd. "precari" in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, eviteranno il problema alla radice cessando i rapporti in corso e guardandosi bene dall'intraprenderne di nuovi. Così, chi ha bisogno di lavorare vede sfumare ogni possibilità e consumerà le nocche delle dita a forza di bussare invano alla ricerca di una occupazione qualunque. 
Grazie Monti, da parte dei tanti giovani e giovanissimi che durante l'anno, nei fine-setttmana o durante le vacanze potevano assaporare il gusto di guadagnarsi qualcosa e che ora andranno ad affollare i parchi o i bar senza fare nulla. 
Grazie Monti, da parte di tutti quei micro imprenditori muniti di partita IVA che avevano trovato commesse sicure e durevoli da indipendenti e che ora vedono sfumare anche quella possibilità di guadagno. 
Grazie Monti, da parte di quei pensionati che potevano integrare la minima con qualche lavoro più o meno saltuario anche per sentirsi ancora utili nella società e che ora si dovranno accontentare di qualche partita a briscola o a bocce al circolo anziani. 
Grazie Monti, perché in un momento in cui ci sarebbe stato bisogno di amplificare le opportunità di lavoro semplificando e liberalizzando obblighi ed oneri, ha di fatto paralizzato l'offerta con un incredibile quanto assurda manovra persecutoria verso le forme alternative al lavoro dipendente a tempo indeterminato. 
Grazie Monti, per la profonda fossa comune che sta contribuendo efficacemente a scavare in nome degli obiettivi di "rigore, equità e sviluppo" da mesi inutilmente proclamati. 
Purtroppo la questione di fondo è sempre la stessa: chi stabilisce le regole non ha mai vissuto i problemi che va a regolare, né dalla parte del datore di lavoro medio-piccolo, né dalla parte del questuante, e non ha neanche l'umiltà di capire quali sono le esigenze reali di coloro che appartengono delle classi sociali meno abbienti. Prima o poi toccheremo il fondo ... ed allora la ripresa arriverà per forza, ma non per merito di chi ha fatto scavare il pozzo! 
Modilaut

sabato 16 giugno 2012

Manovra per la crescita con handicap

Era stato già a suo tempo denunciato l'effetto recessivo che avrebbero prodotto le prime misure adottate dal Governo Monti (http://www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2011/12/una-manovra-ragionieristica-per.html), ma secondo i più il "Salvatore" nazionale doveva essere lasciato lavorare prima di protestare. Dopo sei mesi finalmente è arrivata la tanto annunciata "manovra per la crescita" che contiene, per la verità, anche misure interessanti: fra di esse va accolto con favore l'intervento migliorativo della disciplina agevolata riguardante le opere di ristrutturazione degli edifici; è indubbio infatti che l'edilizia è un settore trainante della nostra economia e che la sua rivitalizzazione può avere effetti importanti per la ripresa del lavoro, dell'occupazione e della circolazione della ricchezza. 
Non è un caso infatti che, dopo le misure penalizzanti che furono adottate dal duo Visco-Bersani nell'estate-autunno del 2006 e l'azione devastante subito dopo intrapresa dall'Agenzia delle Entrate nei confronti delle imprese edili e dei loro clienti, è iniziata una caduta inarrestabile del mercato immobiliare e di tutto il relativo indotto (subappalti per le varie opere edili; servizi professionali; forniture di materie prime, semilavorati, materiali vari, attrezzature e relativi accessori; lavorazioni di movimento terra, di impiantistica, di imbiancatura, di piastrellatura, di pavimentazione, di lastricatura; interventi di finitura, di messa a norma, di adattamento, ...; cessione di prodotti finiti per gli arredi, gli allestimenti, ...; ecc. ecc.) che ha di fatto paralizzato l'economia, provocato una progressiva perdita di occupazione (sia del lavoro dipendente che di quello indipendente) ed alimentato una recessione che ha poi coinvolto tutti gli altri settori e che è tuttora preoccupantemente in atto (http://www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2011/10/la-repubblica-degli-struzzi-malata-di.html). Ben vengano dunque interventi di sostegno alla ripresa del lavoro nel comparto delle opere edili destinate alle ristrutturazioni degli edifici dalle quali il Governo Monti si attende un giro di affari di almeno € 179.Milioni per ciascucno dei prossimi due semestri (oltre agli altri € 500.Milioni semestrali stimati per le opere di riqualificazione energetica).
E' mancato però un atto di coraggio, ormai divenuto essenziale e doveroso, che avesse anche liberato il settore dagli incredibili ostacoli che di fatto impediranno comunque di ottenere gli effetti molto ottimisticamente preventivati:
1) finché la Gente sarà sottoposta al rischio "spesometro" (art. 38 c. 4 del D.P.R. 600/1973), in base al quale i costi sostenuti nell'anno si presumono sostenuti (fino a prova contraria) con redditi prodotti nello stesso anno, senza considerare la storia fiscale pluriennale del Contribuente e la Sua obiettiva capacità di risparmio, saranno molto pochi quelli che approfitteranno degli incentivi; proprio nei giorni scorsi infatti l'Agenzia delle Entrate ha inviato ben 300.000 lettere contenenti la comunicazione di anomalia da spese e la larvata minaccia di accertamento sintetico sottoforma di cortese invito a controllare e, se del caso, procedere con ravvedimento operoso (http://www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/05/lettere-di-cortesia-dal-fisco.html); nell'attuale sistema accertativo per i Contrubuenti spendere i propri risparmi per opere di ristrutturazione edilizia o di riqualificazione energetica comunicate all'Anagrafe Tributaria significa mettersi alla mercé del Fisco con tutto quello che ne consegue (onere di provare documentalmente la propria lealtà fiscale davanti ad un Ufficio finanziario generalmente sordo ed indisponibile perché condizionato dal budget annuale e dai trattamenti incentivanti collegati con l'accertato e con il riscosso), compresa la prospettiva di dover alla fine pagare le tasse su quello che non hanno guadagnato solo perché hanno speso ciò che avevano risparmiato negli anni;
2) le limitazioni all'utilizzo del danaro contante per evitare fenomeni evasivi, diffusi specie nel settore dei lavori edili o comunque interessanti gli edifici, hanno determinato un ulteriore grave freno alla circolazione delle risorse finanziarie interne, parte significativa delle quali già espatriate sin dallo scorso autunno 2011 (ad Ottobre le banche svizzere avevano già esaurito le cassette di sicurezza disponibili ed avevano iniziato perfino ad affittarle dagli alberghi); quelle ancora giacenti in Italia sono destinate ad essere sciupate in consumi non segnalati né segnalabili all'Anagrafe Tributaria e perciò non saranno mai impiegate nel settore delle ristrutturazioni immobiliari e delle riqualificazioni energetiche; di conseguenza, insieme alle agevolazioni tributarie, se non si vuole ripristinare una soglia convenientemente più elevata dell'impiego di danaro contante, le misure per la crescita avrebbero dovuto prevedere almeno uno "scudo fiscale" (con imposta sostitutiva) per liberare le risorse finanziarie esistenti in Italia con effetti tombali su tutti i tributi diretti ed indiretti e sui reati tributari (fatti salvi naturalmente gli effetti anche penali riguardanti altre ipotesi di illecito extra-tributario);
3) i Contribuenti che in passato hanno usufruito delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e per le riqualificazioni energetiche degli edifici hanno incontrato così tante difficoltà ed insidie operative da doversi quasi sempre confrontare con gli Uffici finanziari che trovavano sempre il motivo per disconoscere in tutto o in parte le relative detrazioni, forti di norme equivoche, interpretazioni ufficiali pro-Fisco o altri pretesti dai quali alla fine scaturiva l'obbigo di pagare sgradite pretese tributarie e sanzionatoria e il costo di una inevitabile assistenza professionale con conseguente vanificazione di ogni beneficio; le misure per la crescita avrebbero dovuto pertanto prevedere anche una vera e radicale semplificazione della relativa normativa per favorire il più tranquillo e sicuro accesso alle agevolazioni in questione.
In conclusione, le pur apprezzabili disposizioni per favorire la ripresa e lo sviluppo del lavoro nel settore delle ristrutturazioni edilizie e della riqualificazione energetica degli edifici ed in tutti gli altri settori connessi e collegati degli edifici sono destinate a naufragare clamorosamente senza poter produrre gli effetti sperati se il Governo Monti non avrà il coraggio di intervenire adeguatamente per liberare i Contribuenti dalla pirateria fiscale, per liberare le risorse finanziarie ancora giacenti in contanti sul territorio Italiano e per liberare la normativa dai rischi dipendenti dalla equivocità, complessità e farraginosità delle relative disposizioni.
"A buon intenditor ..."
Modilaut

giovedì 14 giugno 2012

Equitalia non c'entra.

L'ennesimo attacco vandalico contro una sede di Equitalia (questa volta è toccato a quella di Bologna) dimostra che non si conosce come funzione l'organizzazione del Fisco in Italia: Equitalia è soltanto l'ente che "deve" riscuotere il carico tributario e sanzionatorio che gli trasmette già bello e confezionato nella maggior parte dei casi l'Agenzia delle Entrate; è pur vero che nel corso del procedimento di riscossione il debito fiscale si arricchisce di ulteriori oneri (€ 5,88 per diritti di notifica, 4,00-4,5% per interessi), aggi (4,65-9,00%), interessi di mora (6,8358-9,00%) e quant'altro, ma Equitalia non può sottrarsi ai propri obblighi e "deve" attivare tutte le procedure rigorosamente stabilite dalla Legge per agire esecutivamente nei confronti del debitore (cfr. artt. 45 ss. del D.P.R. 602/1973 e relative norme complementari). Serve dunque anzitutto un chiarimento, sia pure sommario: 
  • il Governo fa i conti e stabilisce quanto serve per amministrare lo Stato avvalendosi anche del contributo del Ministero dell'Economia e delle Finanze che ha i cordoni della borsa;
  • il Ministero dell'Economia e delle Finanze ordina all'Agenzia delle Entrate di procurare la parte delle risorse che derivano dalle entrate tributarie indicandole l'importo complessivo;
  • l'Agenzia delle Entrate a sua volta stabilisce i budget a cui dovranno attenersi le diramazioni periferiche (Direzioni Regionali e Direzioni Provinciali) nell'esercizio dei loro poteri di accertamento;
  • gli Uffici finanziari periferici si adoperano per soddisfare la richiesta esercitando tutte le loro prerogative (accessi, ispezioni, verifiche, studi di settore, redditometri, spesometri, indagini finanziarie, presunzioni legali di vario genere), usufruendo anche di specifici trattamenti economici incentivanti, ed emettono gli accertamenti nei confronti dei Contribuenti;
  • Equitalia riceve dai medesimi Uffici finanziari l'ordine di riscuotere le somme per le quali i Contribuenti risultano essere (almeno sulla carta) debitori verso il Fisco, anche se nel frattempo la pretesa è stata impugnata davanti al Giudice (Commissioni Tributarie), e deve agire esecutivamente in caso di mancato pagamento.
In tutto questo giro tocca perciò ad Equitalia di andare a prendere i soldi in tasca ai Contribuenti ed il suo rigore procedimentale viene percepito male dai malcapitati i quali riversano su di Essa le loro ire. 
L'anomalia però sta a monte e cioè nel livello intermedio dove, per assecondare esigenze di budget imposti dall'alto e per avere qualche soldo in più in busta paga, c'è chi ha tutto l'interesse ad approfittare dei numerosi strumenti presuntivi per effettuare accertamenti fiscali sempre più elevati e sempre meno aderenti alla reale capacità contributiva dei malcapitati. Succede così che un Contribuente che ha evaso, ad esempio, € 50.000,00 viene accertato per una evasione presunta di € 400.000,00 e viene invitato definire ad € 300.000,00 altrimenti è costretto ad andare in Giudizio con tutti gli oneri e i costi della difesa per i vari gradi e con i normali rischi del contenzioso; intanto però l'Erario manda in riscossione una parte dei maggiori tributi accertati. Morale: l'evasore diventa vittima del sistema, si sente perfino prevaricato da un potere pubblico maldestramente esercitato nei suoi confronti e quando l'esattore batte cassa reagisce male, ... ma Equitalia non c'entra niente!
Se l'Agenzia delle Entrate esercitasse pretese accertative "giuste", il Contribuente obtorto collo non potrebbe sottrarsi al suo obbligo di pagamento, magari approfittando anche dei vari benefici di Legge, capirebbe di aver sbagliato, forse si educherebbe al rispetto delle regole anche tributarie e non alimenterebbe reazioni inconsulte nemmeno nei confronti degli Enti sbagliati.
Modilaut

lunedì 4 giugno 2012

Contenzioso tributario: un'occasione per qualche giusta modifica.

Il Ministro della Giustizia avrebbe elaborato una serie di misure per accorciare la durata dei processi civili limitando l'accessibilità ai gradi di appello e di legittimità per evitare che i diritti di impugnazione delle Sentenze  vengano abusati da parte dei contendenti.
L'occasione è dunque propizia per affrontare anche la questione del decongestionamento del contenzioso tributario nell'ambito del quale il diritto di impugnazione viene molto spesso abusato da parte dell'Amministrazione Finanziaria: anche se vige il principio della soccombenza per cui chi perde dovrebbe pagare le spese sostenute dalla controparte, i soldi infatti sono sempre quelli presi dai Contribuenti (mica vengono prelevati dalle tasche degli Impiegati o dei Funzionari o dei Dirigenti degli Uffici periferici che autorizzano o decidono gli appelli davanti alle Commissioni Tributarie Regionali o i ricorsi davanti alla Corte di Cassazione!); d'altra parte, l'esperienza giudiziale di questi ultimi otto anni dimostra che, soprattutto la Corte di Cassazione, trova spesso il pretesto per dare ragione al Fisco, anche ribaltando indirizzi da tempo consolidati. "A pensar male ... si fa peccato", ma è un dato di fatto che l'Agenzia delle Entrate (controparte dei Contribuenti nei Giudizi tributari) è la longa manus che serve al Governo anche per recuperare le risorse finanziarie con cui il Ministero preposto provvede a pagare gli stipendi ai Magistrati (quelli di Cassazione si collocano intorno ad € 15.000,00 al mese). Sic!
Ecco allora qualche suggerimento per il Ministro della Giustizia che certamente produce una rilevante riduzione del contenzioso tributario giudiziale:
  • introduzione di una forma di acquiescenza agevolata per le Sentenze delle Commissione Tributarie sfavorevoli ai Contribuenti che preveda la riduzione delle sanzioni al 40% per quelle Provinciali ed al 60% per quelle Regionali (in questo modo i Contribuenti possono avere un interesse apprezzabile a non proseguire oltre nel Giudizio);
  • introduzione del divieto di appello per gli Uffici finanziari contro le Sentenze che si pronunciano sulla nullità degli atti impositivi impugnati o sul merito, conservando il diritto di opposizione nei gradi superiori solo per le questioni di puro diritto riguardanti l'interpretazione delle norme tributarie; gli Uffici finanziari esercitano infatti una potestà accertativa nei confronti del Contribuenti e perciò la pretesa deve essere valida e sufficientemente fondata sin dal momento in cui viene notificata al destinatario; diversamente, non può essere il Contribuente a patirne le conseguenze sostenendo gli oneri ed i costi delle impugnazioni avversarie, ma deve essere il Responsabile del Procedimento ad assumersi la responsabilità anche patrimoniale per il danno arrecato all'Erario nell'aver esercitato male la potestà accertativa;
  • introduzione del principio che, in caso di soccombenza dell'Ufficio finanziario, al pagamento della condanna alle spese contribuisca almeno per il 30% il Responsabile del Procedimento in solido con il Suo diretto Superiore e col Dirigente dell'Ufficio medesimo in parti egualmente ripartite (1/3 ciascuno); almeno una parte non simbolica dei soldi necessari deve infatti provenire dalle tasche di chi ha ingiustamente provocato o perseverato nel contenzioso sfavorevole per l'Erario.
Già che c'è, il Ministro potrebbe inoltre apportare qualche altra utile modifica al contenzioso tributario per favorire la definizione stragiudiziale delle controversie, ristabilire la parità processuale fra le Parti ed eliminare oneri inutilmente iniqui e dispendiosi a carico dei Contribuenti:
  • re-introduzione delle originarie riduzioni del 25% per l'acquiescenza alla pretesa impositiva o sanzionatoria e per le definizioni mediante la procedura dell'accertamento con adesione;
  • eliminazione del reclamo obbligatorio che non garantisce alcuna imparzialità per assoluta mancanza di terzietà rispetto all'Ufficio procedente, costituisce solo una insidia procedimentale per i Contribuenti, offre una opportunità in più agli Uffici periferici per tentare di introitare un quid aggiuntivo (comunque conveniente per il Contribuente che approfitta della riduzione delle sanzioni ed utile all'Operatore che si guadagna il trattamento incentivante o lo fa guadagnare al Suo Superiore), limita l'esercizio del diritto di difesa per ciò che dipende dalla scelta della migliore strategia processuale, aumenta i costi per l'assistenza e la difesa che dovrà gestire anche la fase pre-giudiziale oltre a quella giudiziale;
  • eliminazione del divieto della prova testimoniale nel processo tributario per provare fatti e circostanze rilevanti per la decisione in quelle situazioni in cui gli accertamenti si basano sulle presunzioni ed il Contribuente non ha l'obbligo di istituire e tenere la documentazione contabile e fiscale.
Si tratta di modifiche semplici, giuste ed utili sia per ristabilire un rapporto più giusto ed equilibrato fra i Contribuenti e gli Uffici finanziari, sia per velocizzare l'iter contenzioso in materia tributaria, sia per decongestionare le Commissioni Tributarie e la Corte di Cassazione dall'ingente carico tributario che, nella situazione attuale, è inevitabilmente destinato a crescere sempre di più ... nonostante tutto.
Modilaut