venerdì 26 ottobre 2012

Premi di produttività ai Dirigenti della C.C.I.A.A. di Macerata

In questi giorni la stampa locale ha dato ampio risalto alla questione dei premi di produttività conseguiti dai Dirigenti della C.C.I.A.A. di Macerata. 
Con tutto il dovuto rispetto per il lavoro svolto da Coloro che hanno beneficiato del premio, è comunque inevitabile domandarsi come la Gente possa capacitarsene quando si reca presso gli Uffici della Camera di Commercio e trova il portone chiuso perché il pubblico viene ricevuto solo nei giorni di Martedì e Giovedì dalle ore 9:15 alle ore 15:00 ed il Venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:30. 
Chi arriva in Città partendo dai vari Paesi della Provincia cerca di organizzare i giri per i vari Uffici e di assolvere ad una serie di incombenze che mal si conciliano con le aperture "a singhiozzo"; per rimanere al tema, basta pensare che gli Uffici della Camera di Commercio rimangono chiusi al pubblico addirittura il Mercoledì, proprio quando in Città c'è mercato e molte Persone da fuori ne approfittano. 
In ogni caso, siccome il tempo è prezioso per tutti (specialmente per i Lavoratori Autonomi), l'apertura discontinua degli Uffici pubblici non è certamente compatibile con una razionale organizzazione degli impegni di lavoro e perciò non c'è da meravigliarsi se poi vengono espresse perplessità sui premi in questione, nonostante la loro legittimità e meritevolezza. 
Modilaut

mercoledì 17 ottobre 2012

Deduzioni per l'auto irragionevolmente limitate



Pur di incrementare il gettito questo Governo, come quelli precedenti, si presta ad manovre che sconfinano nel sopruso fiscale alimentando impunemente la già grave situazione di congiuntura con l’effetto di esporre le Imprese ed i Lavoratori Autonomi a maggiori oneri tributari e nel contempo di minarne la già compromessa competitività: nei fatti il Premier Monti “predica bene, ma razzola male” perché, nonostante i proclami rassicuranti e la propaganda incoraggiante, continua a spingerci nel baratro. L’ulteriore intervento sulla deducibilità delle spese relative alle autovetture strumentali ne costituisce un ennesimo esempio.
Il regime attuale prevede che può essere dedotto un ammontare pari al solo 40% della quota di ammortamento (calcolata senza superare il valore massimo di € 18.076,00 che è già di per sé uno sbarramento illogico ed assurdo) e delle spese di gestione (bollo, assicurazione, manutenzioni, carburante, …): la ratio di questo trattamento speciale risiede nella presunzione che l’autovettura viene utilizzata sia per assolvere alle esigenze lavorative, sia per esigenze personali, anche indipendentemente dalla sua destinazione strumentale eventualmente esclusiva; siccome sarebbe estremamente complicato, se non addirittura impossibile, stabilire quanta parte della spesa è riferita all’attività e comunque si potrebbe prestare a facili elusioni, la deduzione è stata forfetizzata nella misura del 40% (fino al 2006 tale promiscuità era individuata nella misura del 50%). E’ molto improbabile che, dedicando al lavoro almeno 5 giorni su 7, si possa astrattamente ritenere congruo un utilizzo dell’autovettura per scopi privati inferiore al 50%, ma nell’incertezza il sistema del fifty fifty è almeno un criterio convenzionale generalmente accettato e riconosciuto.
La riforma Fornero, per finanziare gli oneri derivanti dalla nuova normativa sul lavoro dipendente ed assimilato, dal 2013 aveva già previsto la riduzione della deduzione al 27,50% senza alcun fondamento logico e nemmeno ragionevole; la differenza del 12,50% ovviamente avrebbe appesantito ingiustamente il prelievo fiscale a carico delle Imprese e dei Lavoratori Autonomi ed influito negativamente sulla loro competitività. Con la Legge di Stabilità in corso di approvazione il Governo ha ora ulteriormente eroso la deduzione riducendola al 20% a decorrere dal 1° gennaio 2013 (???) andando ad aggravare ulteriormente la situazione delle Imprese e dei Lavoratori Autonomi che accuseranno un aggravio complessivo pari addirittura al 20%, ma (come si dice) “i soldi degli altri non valgono mai niente” e perciò in regime di emergenza finanziaria tutto è possibile … tanto, alla fine, nessuno protesta mai! A questo punto si impone però una verifica di congruità: l’auto è indubbiamente uno strumento essenziale ed indispensabile per qualunque attività imprenditoriale o professionale e, considerato il tempo che normalmente occupa, può essere logico e ragionevole presumere che solo il 20% (o il 27,50%) delle relative spese siano verosimilmente riconducibili all’esercizio di quella stessa attività di Impresa o di Lavoro Autonomo?
Se si potesse disporre di una “auto blu” (come chi vara certe norme), non bisognerebbe utilizzare quella personale e non si potrebbe neppure vantare alcuna deduzione, ma dovendo necessariamente utilizzare l’auto propria si deve necessariamente considerare quanto incide il relativo costo nell’esercizio dell’attività. Considerando impraticabile l’adozione di un criterio di tipo personalizzato e dovendo perciò ricorrere a valutazioni generali ed astratte, si può ipotizzare la seguente situazione: ogni settimana è formata da n. 168 ore (giorni 7 x ore 24) e comprende generalmente n. 56 ore (giorni 7 x ore 8) dedicate al riposo notturno; delle n. 112 ore che rimangono almeno n. 40 ore (anche se mai si scende al di sotto delle n. 60 ore settimanali) vengono dedicate al lavoro; l’incidenza del tempo dedicato al lavoro imprenditoriale o professionale (n. 40-60 ore settimanali) su quello effettivamente disponibile (n. 112 ore = n. 168 ore totali – n. 56 ore di riposo notturno) è perciò del 36-54% con una media di almeno il 45%. Di conseguenza, se si volesse stimare una soglia di deduzione compatibile con la situazione di chi gestisce una attività di Impresa o di Lavoro Autonomo non si potrebbe mai scendere al di sotto del 45%; l’originaria soglia del 50% basata sulla valutazione equilibrata dell’inestimabile era perciò perfettamente congrua e coerente.
Ciò dimostra l‘assoluta illogicità ed irragionevolezza della riduzione della deduzione fiscale riguardante le spese dell’auto e la sua natura clamorosamente impositiva discriminatoria e perfino persecutoria in danno di uno specifico comparto economico formato dalle Imprese e dai Lavoratori Autonomi. La pressione fiscale si può infatti aumentare sia incrementando le aliquote delle imposte, sia riducendo le spese deducibili; nel primo caso, essa si distribuisce indistintamente su tutti i Contribuenti; nel secondo caso invece penalizza soltanto quella categoria di Contribuenti formata dai cd. “lavoratori indipendenti” …, ma tanto sono tutti evasori e perciò chissenefrega!
Modilaut

venerdì 5 ottobre 2012

Intese Fisco/Professionisti per la mediazione tributaria

Sono ormai piuttosto numerosi i patti sottoscritti dal Fisco con i vari Ordini e Collegi Professionali per gestire le controversie tributarie nella fase della cd. “mediazione” preventiva obbligatoria davanti allo Stesso Ufficio finanziario introdotta dall’art. 39 c. 9 del D.L. 98/2011 convertito nella L. 111/2011 (in internet basta cercare con “agenzia entrate protocollo mediazione” per averne una panoramica completa): essi si sostanziano in reciproci impegni di collaborazione per <<… assicurare un celere e proficuo svolgimento del procedimento di mediazione …>> che lasciano a dir poco sbigottiti:
  • da un lato, gli organi rappresentativi dei Professionisti dovrebbero <<… organizzare apposite iniziative divulgative per informare i propri iscritti sulle opportunità offerte dal nuovo istituto della mediazione …[e]... sensibilizzare i propri iscritti a: 1) evidenziare il carattere preventivo e obbligatorio dell’istituto; … 3) partecipare in modo collaborativo al contraddittorio con l’Ufficio al fine di pervenire ad una definizione del procedimento in linea con i principi della giusta imposizione, del giusto procedimento e di quelli sanciti dallo Statuto del Contribuente>>;
  • dall’altro, il Fisco dovrebbe <<… 1) esaminare sistematicamente tutte le istanze in modo approfondito e con spirito di collaborazione; … 3) accogliere le istanze in tutti i casi in cui ne sussistano i presupposti …; 6) promuovere … l’eventuale contraddittorio partecipandovi in modo collaborativo al fine di al fine di pervenire ad una definizione del procedimento in linea con i principi della giusta imposizione, del giusto procedimento e di quelli sanciti dallo Statuto del Contribuent; … 10) nell’ipotesi di esito negativo … redigere una motivazione completa e dettagliata quanto ai motivi del diniego>>.
Ci vuole un accordo scritto per fare ciò che rientra nelle prerogative e nelle responsabilità di ogni Professionista quando assiste e difende i propri Clienti e nei doveri della Pubblica Amministrazione quando si relaziona con i Cittadini? Chi stabilisce che il patto è stato violato? Quali sono i parametri valutativi? Che succede quando il patto viene violato? Non è dato sapere!
Il protocollo in questione ha il sapore di una ennesima beffa sia per i Contribuenti che per i Professionisti che debbono assisterli e difenderli:
a) la mediazione obbligatoria non può essere il terreno dove il Professionista scende a compromessi con la Sua coscienza per aderire alle proposte del Fisco liberamente formulate nell’ambito di un contraddittorio davanti ad un organismo che non garantisce nessuna terzietà (è formato da operatori dello stesso Ufficio finanziario procedente), nessun disinteresse (gli operatori beneficiano di trattamenti economici incentivanti) e nessuna imparzialità (l’interesse degli operatori è solo quello di assicurare rapidamente il maggior gettito per l’Erario);
b) i contenuti del protocollo contengono ovvietà disarmanti che in un qualunque Stato di diritto non richiederebbero la sottoscrizione di nessun patto col Fisco perché
  • il Professionista che difende il Contribuente è obbligato per legge ad esperire il procedimento di reclamo/mediazione a pena di inammissibilità dell’impugnazione, non può ignorare la nuova procedura in quanto abituato ad aggiornarsi quotidianamente ed è responsabile anche patrimonialmente dei propri eventuali errori,
  • l’Ufficio finanziario ha il dovere giuridico di esaminare rapidamente le sollecitazioni che provengono dai Contribuenti, comprenderne le ragioni di doglianza, sospendere nelle more l’esecuzione degli atti reclamati, annullare quelli viziati o ridimensionare le pretese esagerate, così come imposto dai principi costituzionali del buon andamento, dell’imparzialità e della capacità contributiva, senza bisogno di sottoscrivere patti di alcun genere;
c) non esiste alcuna parità di ruoli nel contraddittorio della mediazione e nell’esercizio delle prerogative spettanti alle Parti contrapposte, perché l’ultima parola (quella decisiva) spetta sempre e solo all’Ufficio finanziario il quale sa bene che, a conti fatti, al Contribuente conviene pagare il “pizzo legale” (anche ingiusto) piuttosto che anticipare i costi del processo (mai completamente ristorati dalla eventuale condanna alle spese da parte del Giudice e comunque normalmente riguardanti almeno due gradi di Giudizio) ed assoggettarsi alla riscossione provvisoria in corso di causa (con gli attuali accertamenti immediatamente esecutivi infatti il Fisco riscuote intanto un terzo dei maggiori tributi accertati secondo il principio del solve et repete).
Nel delineato contesto enfatizzare le <<… opportunità offerte dal nuovo istituto della mediazione …>> e la partecipazione del Professionista <<… in modo collaborativo …>> significa solo tentare di indurlo ad assecondare le proposte mediative degli Uffici finanziari per evitare di rivolgersi al Giudice nell’interesse dei propri Clienti anche quando sanno di aver ragione o di poter sperare in una maggiore riduzione della pretesa. Di conseguenza, la mediazione obbligatoria costituisce soltanto un ulteriore pretesto per costringere i Contribuenti ed i loro Professionisti a valutare l’opportunità di pagare per chiudere in fretta piuttosto che affidarsi ai tempi ed alle incertezze della Giustizia tributaria: l’ennesimo sopruso a danno delle tasche dei Contribuenti e della reputazione dei Professionisti che debbono assisterli e difenderli (cfr. “http://www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2011/07/mediazione-obbligatoria-anche-per-le.html” e "http://www.chicago-blog.it/2012/06/04/giudizio-tributario-qualche-proposta-utile/") perpetrato con l’obbligo di anticipare pre-giudizialmente le strategie difensive e di sottomettersi alle offerte più o meno allettanti dell’Ufficio finanziario per evitare di pretendere Giustizia e per consentire al Fisco di acquisire la certezza statistica della propensione all’evasione degli italiani (ogni mediazione conclusa positivamente è un successo del Fisco e una corrispondente ammissione di infedeltà del Contribuente)!
Modilaut

domenica 16 settembre 2012

Auto nuova? Un suicidio fiscale!|


Il Governo incalza la Fiat perché chiarisca i suoi piani industriali che sembrano incompatibili con una sorta di patto con l’Italia che sarebbe avvenuto ad alto livello. Giusto! La Fiat per decenni ha ricevuto il sostegno dello Stato, anche in considerazione della Sua rilevanza come impulso e traino della produzione interna riferibile a tutto l’ampio indotto e della connessa occupazione; ora deve però chiarire quali saranno le prossime strategie industriali soprattutto per verificarne gli effetti sull’economia e sul lavoro del nostro Paese, … anche se gli affari non vanno molto d’accordo con esigenze di solidarietà sociale o di politica, ma rispondono a logiche di mercato condizionate dal profitto e si orientano là dove si profilano le migliori opportunità speculative.
L’occasione offre però lo spunto per chiarire un aspetto già trattato in modo un po' generico in un precedente intervento (“www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/09/recessione-inarrestabile.html”) laddove la recessione interna è stata collegata alla “caccia” a chi spende per perseguire con efficacia la lotta all’evasione tributaria. L’acquisto di un auto è l’esempio migliore che può aiutare a capire l’effetto devastante provocato anche al mercato interno delle auto dagli strumenti presuntivi messi in campo dal Legislatore ed utilizzati in maniera (sia pur legalmente) anomala dagli Uffici finanziari con lo scopo di scovare nuova materia imponibile, incrementare il recupero di gettito e speculare sui trattamenti premiali incentivanti.
Ipotizziamo una situazione tipo abbastanza frequente di un contribuente, lavoratore dipendente residente in una località delle Marche, con un reddito annuo di € 30.000,00 ed una casa di abitazione di mq 80 per la quale paga una rata annuale di mutuo di € 7.200,00; se alla fine del Marzo 2008, utilizzando i propri risparmi pluriennali avesse acquistato una autovettura nuova Fiat Bravo 1.600 c.c. a gasolio (120 CV) al prezzo di € 20.000,00 (in sostituzione di un’altra auto ormai troppo vecchia da rottamare), la sua posizione nei confronti del Fisco risulterebbe la seguente:
•  applicando lo “spesometro” (cfr. art. 38 c. 4 del D.P.R. 600/1973 secondo cui “l’ufficio … può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salvo la prova contraria che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta …”), poiché nell’anno 2008 ha effettuato spese per almeno € 27.200,00 (€ 20.000,00 relative all’acquisto dell’auto ed € 7.200,00 relative al rimborso di n. 12 rate del mutuo sulla casa) che vanno ad aggiungersi a quelle per utenze varie (luce, gas, acqua, telefono, …), assicurazioni, tributi e quant’altro delle quali in Fisco ha diretta conoscenza attraverso la consultazione della sua posizione nell’Anagrafe Tributaria, il nostro Contribuente sarebbe già al limite della situazione di anomalia per aver eroso tutto il suo redito annuale senza considerare la quota destinata al suo mantenimento (alimenti, vestiario, carburante per l’auto, svago, …) e potrebbe essere chiamato dal Fisco a dimostrare dove ha preso il danaro necessario per campare;
• applicando il previgente (ma ancora vigente) “redditometro” (cfr. art. 38 c. 5 del D.P.R. 600/1973 secondo cui “… la determinazione sintetica può essere altresì fondata sul contenuto induttivo di elementi indicativi di capacità contributiva …”, in procinto di essere sostituito con un nuovo modello abbastanza simile concettualmente a quello degli studi di settore basato sull’analisi statistica di situazioni tributarie riferite a contribuenti ritenuti astrattamente virtuosi), il suo reddito complessivo per il 2008 risulterebbe di € 38.315,13 (sulla base dei valori e dei coefficienti reddito metrici rielaborati a norma degli aggiornamenti disposti con Provvedimento n. 20996 dell’11-02-2009 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate), pari alla somma di € 27.021,60 per il possesso dell’abitazione e di € 11.293,53 per il possesso dell’autovettura rapportato a 9 mesi, e per il 2009 di € 42,079,64 (influenzato a rialzo per il possesso dell’autovettura rapportato a 12 mesi); in tal caso risulterebbero soddisfatte anche le due condizioni dello scostamento in almeno due periodi d’imposta su tre e della differenza fra il dichiarato e l’accertato superiore al 25% del dichiarato (secondo le regole previgenti) ovvero l’unica condizione della differenza fra il dichiarato e l’accertato superiore al 20% del dichiarato (secondo le regole vigenti);
in entrambi i casi l’Ufficio finanziario è legittimato ad agire nei confronti del suddetto Contribuente scegliendo il criterio accertativo che preferisce e e dal quale si attende il miglior risultato, senza minimamente considerare la sua storia tributaria e la sua presumibile capacità di risparmio perché il fine della lotta all’evasione giustifica i mezzi utilizzabili (compresi i risultati del redditometro, incontestabili nel merito del computo).
I “benpensanti” a questo punto direbbero che il nostro Contribuente, se virtuoso, non ha nulla da temere perché potrà dimostrare di aver utilizzato risorse derivanti “… da redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta …” o da “… redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile” (cfr. art. 38 c. 4 del D.P.R. 600/1973); facile a dirsi, ma molto meno a farsi, specie quando hai davanti qualcuno che maliziosamente è convinto che sei un evasore per presunzione di legge, che esige la produzione di documenti specifici sempre mancanti di qualcosa, che pretende anche pretestuosamente prove impossibili da fornire, che col suo accertamento deve contribuire al raggiungimento del budget da parte del suo Ufficio ed alla maturazione dei connessi trattamnti economici incentivanti!
Provare per credere!
Se poi nella famiglia del malcapitato c’è qualcuno che ha la partita IVA e serve esibire qualche estratto conto per dimostrare la legittima provenienza delle risorse utilizzate, la situazione si complica a dismisura: l’Ufficio finanziario si avvia subito le indagini finanziarie per poter approfittare delle assai più proficue presunzioni legali che Gli consentono di accertare come maggiori ricavi tassabili non solo gli eventuali accreditamenti sui conti privi di una adeguata giustificazione documentale, ma addirittura gli addebitamenti sui conti, costringendo il contribuente ad una defatigante ed onerosa richiesta alle banche di copia fronte/retro degli assegni emessi (minimo € 3,50 per ogni fotocopia), un altrettanto destabilizzante recupero di estratti conto bancari (anch’essi estremamente costosi) e di rendiconti relativi all’utilizzo delle carte di credito (normalmente, dopo sei mesi, nessun gestore rilascia più duplicati) ed infine una forsennata ricerca di bollette, ricevute, fatture e quant’altro (gli scontrini fiscali peraltro non servono a nulla perché non recano l’indicazione del codice fiscale di chi ha sostenuto la spesa). Alla fine di questa sconcertante tortura manca sempre molto di ciò che serve e la vicenda trova il suo epilogo in un bell’accertamento molto più gravoso di quello che sarebbe derivato dallo spesometro o dal redditometro, difficile (per non dire impossibile) da contrastare in sede giudiziale ed estremamente oneroso da definire anche attraverso l’utilizzo degli strumenti deflattivi alternativi (acquiescenza o adesione o conciliazione): una operazione di vera e propria pirateria legale che si conclude con un esproprio in danno del malcapitato Contribuente e probabilmente con la prenotazione di un lungo trattamento psicoterapeutico per recuperarlo dalla depressione.
Quanto precede per dimostrare come l’acquisto di un’autovettura nuova, anche solo di media cilindrata, possa avere effetti devastanti per gli ignari contribuenti che, se si informano preventivamente, lo evitano oppure si accontentano di un buon usato a buon mercato. Allora, forse dovrebbe essere la Fiat a chiede al nostro Governo che cosa intende fare per evitare di scoraggiare ulteriormente l’acquisto delle auto nuove nonostante le intriganti offerte attuali e magari aggiustare meglio il patto evocato dal Ministro Passera!
In ogni caso, vale la pena di ricordare che quelli riferiti nel presente intervento sono gli effetti della tanto sbandierata lotta all’evasione che, applicando stime e presunzioni elaborate in maniera del tutto teorica, continua ad enfatizzare l’altissima propensione dei contribuenti all’occultamento degli affari e dei redditi da anni attestata intorno ad € 275.miliardi nonostante i gravissimi strumenti investigativi introdotti nel corso degli ultimi cinque anni, il potenziamento dell’apparato dell’organizzazione fiscale e la preoccupante recessione in atto da tempo con conseguente contrazione dei consumi e degli investimenti e dunque degli affari e dunque dei tributi correlati. Si tratta solo di un grande imbroglio speculativo!
Che cosa si deve ancora verificare prima che la Gente apra gli occhi e reagisca compatta a questi intollerabili soprusi?
Modilaut

venerdì 14 settembre 2012

Recessione inarrestabile!


Avevamo già segnalato in precedenti interventi (“www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2011 /12/una-manovra-ragionieristica-per.html” e “www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/06/ manovra-per-la-crescita-con-handicap.html”) l’effetto recessivo delle manovre Monti sulla situazione economica ed occupazionale di per sé già piuttosto grave, nonostante le ancor più gravi reticenze dei politici, ma guai a contraddire le scelte del governo tecnico salvifico: sono stati sufficienti http://www.chicago-blog.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gifgli slogan con cui sono stati annunciati i vari interventi normativi (“salva Italia”, “cresci Italia”, …) per illudere tutti e spingere l’Italia nel baratro. Forse sul piano internazionale è stata ricreata una immagine più degna e qualche buon risultato è stato recentemente ottenuto anche in ambito europeo, ma il prezzo imposto agli Italiani è esagerato e nemmeno giustificato.
Nel mercato interno la flessione dei consumi e dunque della produzione e dunque dell’occupazione è preoccupante e non è certamente destinata a migliorare, visti anche gli annunci sulla ulteriore limitazione dell’utilizzo del danaro contante rispetto a quella attuale di € 999,99 che ha già prodotto effetti negativi (l’idea sarebbe quella di rendere obbligatoria la moneta elettronica per tutte le spese superiori ad € 50,00), la “caccia” a chi spende (bliz nelle località turistiche con identificazione degli avventori, reiterati accertamenti nei confronti di chi guida auto di grossa cilindrata, trasmissione all’Anagrafe tributaria di tutte le operazioni transitate nei conti bancari o compiute agli sportelli o effettuate con moneta elettronica, segnalazioni di acquisti di beni e servizi per importi superiori ad € 3.000,00 …) e la continua minaccia di applicazione dello “spesometro” e del nuovo “redditometro” che stanno alimentando un clima poliziesco e piratesco in danno dei Contribuenti scoraggiando qualunque forma di investimento o di circolazione del danaro. La recente riforma del lavoro ha poi dato il colpo di grazia anche a quelle forme di occupazione ibride collocabili nelle varie collaborazioni con o senza partita IVA che, in tempi così difficili, creavano comunque opportunità di lavoro anche fra tantissimi giovani, sottraendoli all’ozio del bar o della strada; l’incertezza nella applicazione ed interpretazione delle varie complicatissime e ferraginose normative combinata con l’oppressione e l’ossessione fiscale scoraggia l’intraprendenza sia degli italiani, sia degli eventuali investitori esteri e deprime ogni iniziativa imprenditoriale.
Insistendo su questa strada, la speranza in una ripresa nel 2013 può considerarsi già da ora un sogno irrealizzabile. Non serviranno a nulla gli incentivi per favorire l’occupazione delle donne e dei giovani o gli investimenti produttivi, perché l’impresa assume o investe se e nella misura in cui cresce la spesa da parte dei consumatori e dunque deve incrementare la produzione. Non sono utili le facilitazioni per la costituzione di S.R.L. con un euro i capitale, perché illudono gli ingenui che dovranno poi fare i conti con la necessità di reperire comunque risorse finanziarie irrecuperabili. Non servono gli ncentivi ale spese di ritrutturazione immobiliare o di riqualificazione energetica per far ripartire l'edilizia, perché chi ne usufrisce dovrà giustificare al Fisco dove ha preso i soldi e si esporrà ad incredibili vessazioni accertative. Non è possibile confidare soltanto sulle esportazioni, perché esistono una miriade di imprese rivolte al solo mercato interno senza alcuna possibilità di riconversione.
In una situazione di grave recessione come quella attuale servono poche cose, ma precise ed essenziali: liberare le risorse finanziarie ancora esistenti nello Stato e possibilmente incentivare il rientro effettivo di quelle che sono state messe in fuga con le devastanti manovre estive del 2011 (è risaputo che nell’ottobre scorso in Svizzera erano esaurite le cassette di sicurezza delle banche e venivano addirittura prese in prestito quelle degli alberghi!); rimuovere il clima di controllo terroristico che ormai assilla i consumatori inducendoli a contrarre le loro spese e perfino a ritirare dalle banche i propri depositi; allentare la pressione fiscale su tutti i redditi derivanti dal lavoro (dipendente o autonomo non fa differenza); semplificare drasticamente le regole sia fiscali sia burocratiche in genere; eliminare le incredibili presunzioni di evasione che opprimono i contribuenti in maniera del tutto incontrollata e che legittimano il Fisco a compiere veri e propri atti di pirateria legale nei confronti dei malcapitati premiti con trattamenti economici incentivanti a favore dei suoi operatori; ridurre le spese improduttive dell’apparato istituzionale centrale e periferico, eliminare gli sprechi nelle spese di funzionamento dei vari Enti e negli investimenti pubblici e vendere il patrimonio inutilizzato.
Basta con i vuoti proclami! Basta con le ignobili rassicurazioni che contrastano con l’evidenza dei fatti! Basta con gli interventi normativi che complicano inutilmente la vita dei cittadini (ormai sudditi a pieno titolo!), li distolgono dalle loro ordinarie occupazioni, ne sviliscono l’operosità e l’intraprendenza e ne alimentano solo la sfiducia verso lo Stato e le Sue Istituzioni! Basta con politici e governanti iperpagati che non hanno la benché minima consapevolezza di quanto sia difficile (a volte quasi impossibile) tirare avanti senza opportunità o certezze di lavoro, derubati della passione per il proprio mestiere ed esposti alla mercé dell’ispettore di turno con licenza di predare per rimpinguare le casse erariali!

Modilaut

venerdì 13 luglio 2012

Giustizia ingiustamente cara!

Avevamo già segnalato in un precedente intervento ("www.soslavoratoriautonomi.blogspot.it/2012/01/giustizia-sempre-piu-cara-e-ce-chi-se.html") come alcuni Uffici Giudiziari dal 1° gennaio 2012 stessero pretendendo indebitamente il pagamento del contributo unificato (sostitutivo dell'Imposta di Bollo, della Tassa di Iscrizione a Ruolo delle cause, dei Diritti di Cancelleria, ...) in misura maggiore (il 50% o il 100% in più!) di quella dovuta approfittando di una formulazione equivoca e maldestra dell'art. 28 c. 3 della L. 183/2011): con ciò Amministrazione della Giustizia ha incassato ingiustamente importi maggiorati (secondo le istruzioni delle varie Cancellerie) per le cause incardinate in grado di appello o davanti all Corte Suprema di Cassazione durante i primi sei mesi del 2012 (il 30.06.2012 scadeva l'impugnazione delle Sentenze interessate e cioè quelle pubblicate o depositate entro il 31.12.2011).
Fuori tempo massimo è risultato che avevamo ragione!
Con una Nota del Dipartimento della Giustizia diffusa il 05.07.2012 il Ministero della Giustizia ha informato di aver diramato una serie di istruzioni ai vari presìdi giudiziari precisando, fra l'altro, che la maggiorazione del contributo unificato si applica non a tutte le iscrizioni a ruolo delle impugnazioni in grado di appello o di legittimità effettuate a partire dal 01.01.2012 (come è accaduto praticamente in numerosi Uffici Giudiziari e davanti alla Corte Suprema di Cassazione), ma solo alle iscrizioni a ruolo di cause che riguardavano l'impugnazione delle Sentenze o degli altri provvedimenti decisori pubblicati o depositati a partire dal 01.01.2012 (. E' la conferma ufficiale tardiva che Qualcuno ha approfittato indebitamente degli aumenti disposti dalla Legge di Stabilità per il 2012 (art. 28 c. 1 della L. 183/2011) costringendo i Cittadini a sostenere un costo ingiustamente maggiorato per difendere il proprio diritto alla Giustizia!
Che problema c'é? Si potrebbe obiettare che le eccedenze indebitamente versate possono essere chieste a rimborso.
Manco per niente!
A parte l'ingiustizia in sé di aver dovuto subire una forma di tassazione maggiorata ingiusta proprio dall'Amministrazione della Giustizia per aver esercitato un diritto costituzionalmente garantito, bisogna sottolineare che non tutte le modalità di pagamento del contributo unificato consentono di poter ottenere il rimborso: coloro che hanno utilizzato il sistema "semplificato" del contrassegno telematico (una specie di francobollo adesivo rilasciato dai tabaccai e dalle altre ricevitorie dei generi di monopolio e di valori bollati), e sono la maggioranza per l'ovvia comodità dell'adempimento, sono esclusi dalla possibilità di domandare il rimborso per <<... l'impossibilità di individuare l'effettivo contribuente ...>> perché sul tagliandino non figura in nome della parte che lo ha richiesto! Di conseguenza, entro due anni dal pagamento (art. 21 c. 2 del D.Lgs. 546/1992) potranno chiedere il rimborso, soltanto coloro che hanno effettuato il pagamento in banca o alle poste utilizzando il Mod. F/23 o il bollettino di conto corrente fiscale (cfr. Min. Economia e Finanze, Circ. n. 33 del 26.10.2007) e, in caso di diniego o di silenzio-rifiuto, potranno attivare il contenzioso tributario davanti alle Commissioni Tributarie (pagando ovviamente un altro contributo unificato di pertinenza di quel Giudizio ed anticipando le relative spese difensive).
Evviva la Giustizia italiana!
A questo punto sarebbe interessante anche conoscere (il sistema telematico di controllo dei dati lo consentirebbe) a quanto ammonteranno le eccedenza dei contributi unificati che l'Amministrazione della Giustizia ha indebitamente incamerato e che non restituirà più: come al solito <<... chi ha dato, ha dato, ha dato, ... scurdammoce 'o passato, simmo 'e Napule paisà ...>> ("www.youtube.com/watch?v=0DLJNPEcMIY").
Modilaut

giovedì 5 luglio 2012

Grazie Monti!

In un periodo in cui la disoccupazione ha raggiunto il livello record del 10,1% con una incidenza sul comparto giovanile del 36,2% la novella disciplina del lavoro contribuirà certamente ad incrementare la folla degli inoccupati. E' la conseguenza inevitabile della presupponenza di chi non ha la più pallida idea di cosa significhi aver bisogno di trovare un lavoro, qualunque lavoro, purché si possa portare a casa qualche soldo.
Le incredibili misure restrittive sull'accesso al lavoro nelle sue varie forme determineranno una prevedibile contrazione delle opportunità offerte dai datori di lavoro che, non potendo rischiare di rimanere invischiati nelle presunzioni legali che trasformano di fatto i rapporti cd. "precari" in rapporti di lavoro dipendente a tempo indeterminato, eviteranno il problema alla radice cessando i rapporti in corso e guardandosi bene dall'intraprenderne di nuovi. Così, chi ha bisogno di lavorare vede sfumare ogni possibilità e consumerà le nocche delle dita a forza di bussare invano alla ricerca di una occupazione qualunque. 
Grazie Monti, da parte dei tanti giovani e giovanissimi che durante l'anno, nei fine-setttmana o durante le vacanze potevano assaporare il gusto di guadagnarsi qualcosa e che ora andranno ad affollare i parchi o i bar senza fare nulla. 
Grazie Monti, da parte di tutti quei micro imprenditori muniti di partita IVA che avevano trovato commesse sicure e durevoli da indipendenti e che ora vedono sfumare anche quella possibilità di guadagno. 
Grazie Monti, da parte di quei pensionati che potevano integrare la minima con qualche lavoro più o meno saltuario anche per sentirsi ancora utili nella società e che ora si dovranno accontentare di qualche partita a briscola o a bocce al circolo anziani. 
Grazie Monti, perché in un momento in cui ci sarebbe stato bisogno di amplificare le opportunità di lavoro semplificando e liberalizzando obblighi ed oneri, ha di fatto paralizzato l'offerta con un incredibile quanto assurda manovra persecutoria verso le forme alternative al lavoro dipendente a tempo indeterminato. 
Grazie Monti, per la profonda fossa comune che sta contribuendo efficacemente a scavare in nome degli obiettivi di "rigore, equità e sviluppo" da mesi inutilmente proclamati. 
Purtroppo la questione di fondo è sempre la stessa: chi stabilisce le regole non ha mai vissuto i problemi che va a regolare, né dalla parte del datore di lavoro medio-piccolo, né dalla parte del questuante, e non ha neanche l'umiltà di capire quali sono le esigenze reali di coloro che appartengono delle classi sociali meno abbienti. Prima o poi toccheremo il fondo ... ed allora la ripresa arriverà per forza, ma non per merito di chi ha fatto scavare il pozzo! 
Modilaut